UNI EN 15635 – SERVIZIO “DOTTOR MAGAZZINO” – PROCEDURA DI VERIFICA ISPETTIVA D.L. 9/4/2009 N°81 E 3/8/2009 N°106 – ART.71 comma 4.

10 gennaio 2017 Lascia un commento

La normativa vigente assimila le scaffalature ad attrezzature da lavoro, pertanto devono essere oggetto di periodica ispezione (massimo ogni 12 mesi) ed idonea manutenzione, intorno a questa esigenza, produttori, rivenditori etc. hanno interpretato la norma e creato dei servizi collegati.

La nostra esperienza nel settore magazzinaggio inizia nel 1990, ed in 26 anni le casistiche esaminate sono state molte, infatti avevamo iniziato ad offrire il servizio di “monitoraggio” e mappatura dei magazzini ben prima del 2008, dato che la sicurezza in un magazzino dove operano “muletti” e si movimentano pallets, è garantita solo se viene fatta una corretta analisi dei carichi, delle procedure di prelievo, e c’è un costante controllo anche da parte del personale interno che deve avere i mezzi per essere sempre in contato diretto con l’ispettore esterno, in modo da  risolvere ogni situazione di probabile pericolo o probabile danneggiamento, in tempo reale. Ecco che a nostro avviso, servizi di ispezione affidati a personale non qualificato, o personale che cambia tutte le volte, fa saltare da parte della committenza quella diligenza sui requisiti tecnico professionali, che in caso di crollo o infortuni, non garantirebbe la proprietà verso la disciplina del lavoro, e nei riguardi di eventuali polizze assicurative.

La nostra professionalità viene garantita assegnando un “tutor” al magazzino, che sarà sempre la stessa persona con reperibilità h.24, competenza riconosciuta anche dal Tribunale di Pisa, che ci vede in veste di CTU a dirimere le controversie in materia di arredamenti aziendali, e da primarie aziende come, IKEA, ENI, Etruria-Simply, Sidal-Zona, etc.

I nostri servizi comprendono:

  • Redazione di manuale operativo di uso e manutenzione anche in presenza di scaffalature di vari fornitori ed epoche.
  • Servizio di ispezione periodica con classificazione dei danni in base alla codifica di legge (Rosso/Giallo/Verde), e conseguente relazione tecnico/fotografica.
  • Possibilità di appoggiarsi alla nostra consorziata Genialex srl per le riparazioni e manutenzioni.
  • Possibilità di un filo diretto con il produttore,  e pertanto poter sostituire ed integrare in tempi rapidi

 

Possiamo operare con contratto o a chiamata con preventivo, abbiamo un approccio più da partner che da fornitori, consci che un cliente soddisfatto sia la miglior pubblicità, rimaniamo a disposizione per ogni chiarimento e approfondimento certi che anche l’aspetto economico dei nostri servizi sia per voi una piacevole sorpresa.

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Scaffalature Portapallets da Interni < 12m – Antisismiche

12 dicembre 2012 Lascia un commento

Le scaffalature non sono in generale assimilabili ad edifici, ma sono costruzioni in acciaio molto particolari. Esse differiscono dagli edifici per il tipo di impiego, il tipo di carichi da supportare (la cui entità è spesso anche di alcuni ordini di grandezza superiore al peso della struttura), le dimensioni geometriche e gli elementi di acciaio che le compongono, solitamente costituiti da profili sottili perforati in continuo per riuscire a soddisfare l’enorme variabilità dei requisiti nello stoccaggio delle merci. In caso di sisma sulle scaffalature vengono ad agire oltre ai carichi verticali (il peso della merce), che di per sé le strutture devono normalmente sopportare, anche forze orizzontali, causate dalle oscillazioni prodotte dal sisma. Per aumentare la resistenza delle scaffalature si aggiungono degli elementi strutturali che consentono di assorbire le forze orizzontali prodotte dal terremoto senza provocare rotture.

Mentre la descrizione tecnica del terremoto è ovviamente la stessa degli edifici, per le scaffalature è molto importante stabilire come applicare “le regole di progetto generali”, obbligatorie per le strutture di acciaio ordinarie, e, nel caso, come modificare correttamente i principi generali ed i requisiti tecnici al fine di tenere in considerazione quelle peculiarità e raggiungere il livello di sicurezza richiesto al termine del processo di progettazione.

Per tale motivo la progettazione delle scaffalature antisismiche è regolamentata dalla norma UNI/TS 11379:2010 che rappresenta lo stato dell’arte , ma che non è ancora stata recepita in pieno dai costruttori.

 La specifica tecnica fornisce indicazioni per la progettazione in zona sismica di sistemi di scaffalature di acciaio per lo stoccaggio statico di merci su pallet.In particolare si forniscono al progettista le informazioni peculiari sul comportamento delle scaffalature, dedotte dallo stato dell’arte delle conoscenze tecniche e degli sviluppi delle ricerche ancora in corso a livello europeo, per garantire agli utilizzatori un ben definito livello di sicurezza.

Mentre la FEM 10.2.08 v.1.04 Maggio 2011 – Raccomandazioni tecniche definite dai produttori di scaffalature, è attualmente riconosciuta dall’industria come il più aggiornato stato dell’arte delle conoscenze in questo settore

…siamo in attesa di un po’ di chiarezza su come operare sugli impianti esistenti

CHE DEBBONO ESSERE COSTANTEMENTE ISPEZIONATI E MANUTENUTI

riporto le linee guida dell’associazione fra costruttori in acciaio Italiani, sezione scaffalature metalliche – ACAI-CISI

 

LINEE GUIDA PER LA PROGETTAZIONE ED ESECUZIONE
DI SCAFFALATURE METALLICHE IN ZONA SISMICA
Le scaffalature in zona sismica, di qualsiasi tipologia e dimensione (con la sola esclusione delle scaffalature di classe 3 e i “kit”, ovvero quelle di altezza inferiore a 3 m assimilabili ad elementi di arredo, per le quali si rimanda al punto specifico), devono essere sempre concepite con criteri antisismici.
Non sono ammesse deroghe a questo principio.
L’obbligatorietà dipende dalla legislazione vigente in Italia:
a) sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (in particolare il D.lgs. 81/2008 o Testo Unico);
b) sulla progettazione delle strutture (in particolare il D.M. 14/01/2008).
a) Sicurezza dei luoghi di lavoro
Per quanto riguarda il punto a) l’ACAI continua a ritenere “prevalente” la responsabilità del datore di lavoro (acquirente della scaffalatura) rispetto a quella del fornitore, perché egli deve effettuare una corretta e completa analisi dei rischi che non può escludere il rischio sismico (vedere NOTA) e ha comunque l’ultima parola sull’acquisto (vedere in riferimento il D.lgs.81 art.26 e 28).
Tuttavia, pur considerando prevalente la responsabilità del datore di lavoro, esiste sempre anche la responsabilità del fornitore, il quale ha l’obbligo di immettere nel mercato prodotti sicuri in relazione al loro impiego, alle prestazioni richieste e ai rischi connessi alla loro installazione.
Tra questi rischi NON può non considerarsi la sismicità del LUOGO dove la scaffalatura sarà costruita.
Nel caso delle scaffalature, il riferimento di legge che meglio descrive la responsabilità del fornitore è l’Art. 23 del suddetto D.lgs. 81:
Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori
1. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la
concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di
protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni
legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza
sul lavoro.
NOTA
Nella valutazione di “rischio sismico” si devono considerare i seguenti aspetti.
1) Se la struttura della scaffalatura è progettata per resistere al sisma, durante un terremoto si possono comunque presentare i seguenti rischi, da eliminare o mitigare:
 rischio di caduta delle merci dai pallet;
 rischio di scivolamento dei pallet, tale da provocarne la caduta all’interno dello scaffale con conseguente danneggiamento ed eventuale crollo della struttura;
 rischio di scivolamento dei pallet, tale da provocarne la caduta fuori dalle scaffalature nei corridoi di passaggio con possibili danni alle persone.
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2) Se la struttura della scaffalatura NON è progettata per resistere al sisma, il rischio principale durante un terremoto è rappresentato da:
 possibilità di cedimento strutturale, ovvero crollo parziale o globale della scaffalatura con danneggiamento delle merci e possibili danni alle persone che stazionano nelle aree circostanti;
 tutti i rischi precedentemente elencati al punto 1).
b) Progettazione delle strutture
Per quanto riguarda il punto b), il Ministero del Lavoro, nella lettera circolare n. 21346 del 13/09/1995, ha definito “sicuro” un prodotto progettato secondo la seguente gerarchia di norme tecniche:
1) normativa comunitaria cogente, se esistente
2) leggi e norme tecniche nazionali cogenti, se esistenti
3) norme di rango superiore emanate a livello europeo, come le norme EN, se esistenti
4) norme emanate a livello nazionale, come le norme UNI, se esistenti
5) norme volontarie di “buona tecnica”, emanate da Enti e/o Associazioni di Produttori a livello europeo o italiano, se esistenti
Nel settore delle scaffalature metalliche le norme applicabili al caso specifico sono essenzialmente le seguenti:
1) D.M. 14/01/2008
2) Norme EN, tra le quali la EN 15512
3) UNI-TS 11379:2010
4) Norme FEM 10.2. …
Queste norme contengono le istruzioni indispensabili per la corretta progettazione in zona sismica.
Le suddette norme vanno utilizzate nel modo seguente.
 Scaffalature porta pallet
– la zonazione sismica, le caratteristiche del terreno e l’intensità del terremoto si ricavano dal DM;
– i criteri di progettazione antisismica si ricavano dalla UNI-TS, che è la norma redatta appositamente per trasferire i criteri generali del DM al mondo peculiare delle scaffalature porta-pallet;
– i criteri per la sperimentazione e le formule di verifica si ricavano dalla EN15512.
 Altre tipologie di scaffalature (per le quali attualmente non si dispone di una norma come la UNI-TS 11379)
– la zonazione sismica, le caratteristiche del terreno e l’intensità del terremoto si ricavano dal DM;
– i criteri di progettazione antisismica, ove possibile, si ricavano per estensione/analogia dalla UNI-TS dei porta pallet (ciò può essere fatto, per es., per le scaffalature drive-in);
– ove il punto precedente non risulti applicabile ci si deve riferire, con scelte in favore di sicurezza, ai criteri generali per la progettazione delle strutture in acciaio contenuti nello stesso DM (questo è il caso, per es., delle scaffalature cantilever);
– i criteri per la sperimentazione e le formule di verifica si ricavano dalle FEM corrispondenti;
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– ove non esistono norme FEM specifiche, si adottano i criteri di progettazione delle strutture in acciaio generiche.
 Scaffalature di classe 3 e “kit”
L’ACAI non ha finora sviluppato regole specifiche per le scaffalature di classe 3, in considerazione del fatto che sono prodotti di piccole dimensioni e limitato impegno statico, assimilabili ad elementi di arredo. Tuttavia, nell’ottica di fornire comunque un prodotto sicuro, anche in questo caso la concezione del prodotto dovrà essere conseguenza di una progettazione strutturale conforme alle regole di buona tecnica, lasciando ai singoli produttori la modalità con cui dimostrarne la capacità portante, applicando i metodi ritenuti più appropriati, anche attraverso apposite prove sperimentali di verifica e/o validazione del comportamento antisismico.
 Scaffalature ESISTENTI in zona sismica – Interventi di adeguamento
Per le scaffalature esistenti in zona sismica, sulle quali sono richieste valutazioni di idoneità sismica ed interventi di “primo” adeguamento, valgono le regole espresse nel documento del CS.LL.PP. del 22 giugno 2012 “Linee guida per la valutazione della vulnerabilità e criteri per il miglioramento delle costruzioni ad uso produttivo in zona sismica”, valide nel periodo dell’emergenza.
Al di fuori dell’emergenza e, in generale, per un adeguamento definitivo in tutte le zone sismiche italiane, si attendono nuove apposite istruzioni da parte del CS.LL.PP. (in corso di redazione), nell’ambito delle quali l’ACAI è impegnata a far valere il seguente criterio progettuale: per il calcolo dell’azione sismica sulle scaffalature si potrà fare riferimento allo spettro della UNI-TS 11379:2010 con la riduzione del 60%.
Tutti gli obblighi prima descritti valgono a prescindere dall’ambito di applicazione della Legge 1086 e della Legge 64, la cui “ampiezza” è soggetta a continui aggiornamenti e/o interpretazioni. Certamente le scaffalature di classe 1, secondo la definizione storica dell’ACAI, ricadono nel suddetto ambito di applicazione e pertanto dovranno non solo essere progettate come più sopra ricordato, ma dovranno anche prevedere la “denuncia” delle opere al Genio Civile o all’Ufficio Opere di Interesse Locale (a seconda delle Regioni) con la conseguente nomina delle figure professionali che la legge richiede: Progettista, Direttore dei Lavori e Collaudatore.
Il campo d’applicazione della legge 1086 (e conseguentemente della legge 64) sarà prevedibilmente ampliato, come è implicito nei contenuti dell’ultimo D.M.
Tale norma, infatti, accogliendo i criteri progettuali degli Eurocodici, non contiene più soltanto le prescrizioni riguardanti essenzialmente gli “edifici” in c.a. e/o acciaio, come in passato, ma ha ampliato notevolmente i suoi contenuti, occupandosi di molti altri materiali e di “strutture” in generale, comprendendo di conseguenza qualsiasi genere di “steel works” (Eurocodice 3) e quindi anche le scaffalature.
Prova ne è il testo del DM 2008, che al cap. 2.1 “Principi fondamentali” sancisce:
…I componenti, sistemi e prodotti, edili o impiantistici,
non facenti parte del complesso strutturale, ma che svolgono
funzione statica autonoma, devono essere installati e progettati
nel rispetto dei livelli di sicurezza e delle prestazioni di seguito prescritti…
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Tutto ciò premesso, il produttore di scaffalature NON può esimersi dal considerare il rischio sismico, perché ciò gli è richiesto direttamente dal datore di lavoro (o acquirente della scaffalatura) o perché egli stesso, in zona sismica, non può che commercializzare un prodotto sicuro, cioè rispondente alle norme tecniche applicabili più sopra richiamate.
Al fine di attuare un comportamento coerente con le norme vigenti, l’ACAI (a mezzo della Società di Servizi ACS ACAI SERVIZI SRL) è pronta ad offrire un’assistenza diretta ai fornitori ed agli acquirenti di una scaffalatura.
Tale assistenza potrà esplicarsi nelle seguenti attività:
1) Verifica dei requisiti tecnici posti a base di gare per l’acquisto di una scaffalatura (conformità alle norme, chiarezza, completezza);
2) Verifica dei requisiti tecnici di un’offerta;
3) Verifica dei contenuti tecnici di una progettazione, sia preliminare che definitiva o esecutiva.
Queste attività saranno attuate con riferimento alle Norme tecniche più sopra richiamate.
In particolare, le verifiche di cui al punto 3) saranno effettuate sulle relazioni di calcolo, che dovranno obbligatoriamente accompagnare i preventivi e i progetti.
Per motivi di riservatezza tale documentazione dovrà essere trasmessa ad ACAI in forma anonima, cioè priva di qualsiasi riferimento al nome del fornitore.
In relazione alla tipologia di intervento richiesto ACS ACAI SERVIZI provvederà a quantificare il costo dello stesso e a concordare tempi e modi della sua attuazione.

RIFERIMENTI NORMATIVI
 DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008 , n. 81: “ TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO”
 DECRETO 14 gennaio 2008 , n. 30: “ Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni”
 Legge 5 novembre 1971 n.1086 “Norme per la disciplina delle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e da struttura metallica”
 Legge 2 febbraio 1974 n.64 “Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche”
ALLEGATI
A) Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale del 13 settembre 1995 n.21346 “Quesito sulle scaffalature”
B) Articoli estratti dal T.U. 81:
a. Obblighi del Datore di Lavoro, dell’utilizzatore e dell’addetto alla sicurezza dell’ambiente di lavoro;
b. Obblighi del fornitore.

“Le scaffalature metalliche utilizzate nei luoghi di lavoro sono da considerarsi attrezzature di lavoro” (Parere del Ministero del lavoro, Direzione generale dei rapporti di Lavoro prot. 21346-07-4 del 13 settembre 1993) e quindi ricadono nel campo d’applicazione del D. Lgs. 81/2008.

Riferimenti aggiornati ad agosto 2012

30 agosto 2012 Lascia un commento

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EMERGENZA – AZIONI SISMICHE – Circolare G1/2012

29 maggio 2012 Lascia un commento

Dato lo sciame sismico che sta interessando in centro-nord di preme fare alcune raccomandazioni riguardanti principalmente le scaffalature portapallets.

 

1)      – Monitorare tutte le fiancate non perfettamente verticali, urtate o arrugginite, e prendere gli opportuni provvedimenti: scaricare i bancali, sostituire, proteggere con paracolpo.

2)      – Assicurarsi della stabilità dei Bancali, specialmente quelli ad alte quote, del corretto posizionamento, della presenza del marchio EUR, e che il  Peso sia compatibile con le portate delle travi. Il sisma aumenta il peso del bancale specialmente nel suo movimento sussultorio.

3)      – i dispositivi che dovrebbero essere sempre presenti in un magazzino portapallets, sono: Paracolpi sui montanti, Reti sui pian alti (aumentano  l’attrito, ed evitano lo scivolamento nei corridi di manovra e  preservano i crolli in caso rottura del bancale di legno, i passato si usavano anche i romopitratta, ma il costo è simile ma non soddisfano tutte le esigenze di sicurezza del Tu 81/2008), fermapallets e/o ferma carico  e/o rete verticale, in tutte le zone in cui i bancali si trovano a strapiombo.

4)      – Il materiale impancalato deve essere compatto, non inclinato rispetto alla verticale e contenuto almeno con film estensibile (nylon)

5)      – Chi opera con i Forklift sulla scaffalatura è il primo vigile della sua integrità, accertarsi che sappia comprendere le targhe di portata.

6)       – Per le evacuazioni fare riferimento alle guide della protezione civili reperibili anche in rete.

 

NB: La situazione peggiore, non è quella con lo scaffale tutto carico, ma quella con lo scaffale, caricato in alto e vuoto sotto.

Rimango a disposizione: 24/24ore  al 340.2848259

Abilitatazione a Coordinatore della Sicurezza

2 marzo 2012 Lascia un commento

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Dicembre 2011 – Nuove disposizioni Vigili del Fuoco

30 novembre 2011 Lascia un commento
  • RINNOVO CERTIFICATO PREVENZIONE INCENDI:

le nuove scadenze prevedono il  rinnovo ogni 5 anni o 10 anni (per alcune attività).

  • NUOVE PRATICHE:

è possibile il procedimento automatizzato tramite la SCIA per le attività più semplici, per le altre occorre comunque il parere dei Vigili del Fuoco, ma si può utilizzare la SCIA
per iniziare l’attività lavorativa appena ultimati tutti i lavori, salvo per le attività di categoria C (rischio elevato).

  • ALTRE NOVITA’:

è modificato l’elenco delle attività soggette e la tabella per gli importi da pagare, è possibile richiedere un parere preventivo (NOF)

Corso per Coordinatore della Sicurezza in fase di progettazione ed Esecuzione – 1° Lez.

22 novembre 2011 Lascia un commento

Inizia oggi il corso di 120 ore:

8.11.2011 – Pisa: ACCA Incontrus – Seminario aggiornamento tecnico (presente)

8 novembre 2011 Lascia un commento

Palazzo dei Congressi, in via Giacomo Matteotti, 1.

Seminario relativo a:

  • Spot presentazione filmata di Edificius – 1° parte (Guido Cianciulli)
  • Presentazione di PriMus (computo e contabilità), del nuovo PriMus-CAD (CAD con computo integrato), del nuovo PriMus for iPad (computo su iPad) e accenno a PDF-FolderMaker, il nuovo applicativo gratuito per PC, iPad e iPhone per organizzare i documenti PDF in un solo file
  • Presentazione di CerTus (sicurezza cantieri) con approfondimento sulle novità della versione NEXT GENERATION 2: nuovi rischi specifici per il cantiere (Microclima Caldo Severo, Microclima Freddo Severo, Scariche atmosferiche, Incendio, Amianto, ROA laser, ROA non coerenti, Campi Elettromagnetici), aggiornamento della valutazione del rischio “rumore” e del rischio “chimico”, nuovi elaborati previsti dal D.P.R. 207/2010 (Prime Indicazioni per il PSC – progetto preliminare; Prime Indicazioni per il PSC – progetto definitivo)
  • Presentazione di CerTus-PN (sicurezza ponteggi – PiMUS) e di CerTus-PN Calcolo (calcolo strutturale ponteggi) – Cenni su CerTus-LdL (sicurezza nei luoghi di lavoro – DVR, DUVRI e PEE) e CerTus-GSL(gestione della sicurezza sul lavoro
  • Presentazione della nuova versione 20 di TerMus (prestazioni energetiche e certificazione) con il moduloTerMus-TS4 per rispondere alla nuova norma UNI/TS 11300-4
  • Presentazione della versione 25 NEXT GENERATION di EdiLus-CA (progettazione e calcolo delle strutture in C.A.) con il nuovo modulo EdiLus-CA Pushover per il calcolo non lineare, di EdiLus-MU(verifiche delle strutture in muratura), di EdiLus-AC (progettazione e calcolo delle strutture in acciaio), del nuovo EdiLus-LG (progettazione e calcolo delle strutture in legno), del nuovo EdiLus-EE (verifiche degli edifici esistenti in C.A.), del nuovo EdiLus-DL (direzione lavori delle strutture) e di GeoMurus(progettazione e calcolo dei muri di sostegno)
Categorie:Corsi Professionali Tag:

Firenze: Corso su La Sicurezza nel Cantiere Edle, DPI, Sistemi Anticaduta e POS

12 ottobre 2011 Lascia un commento

 

09.10.2011 – Nuove disposizione in materia di Rottami Metallici

9 ottobre 2011 Lascia un commento

Dal 09/10/11 i rottami di ferro, acciaio, alluminio e leghe di alluminio, cessano di essere considerati
come rifiuti e possono essere reimpiegati nelle lavorazioni industriali, se:
– non sono inquinati
– sono già separati e pronti ad essere usati tali e quali
– non hanno caratteristiche di pericolo
– hanno dichiarazione di conformità del produttore

Categorie:Ambiente

Pisa: Corso di formazione in consulenza per Autorità Giudiziaria 12.9.11 -> 31.10.11

12 settembre 2011 Lascia un commento

 

Nuovo regolamento antincendio – Semplificazione delle procedure

3 marzo 2011 Lascia un commento

Il 3 marzo 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare una bozza di Decreto contenente un primo pacchetto di interventi di semplificazione in materia di prevenzione degli incendi e di tutela dell’ambiente che semplifica le procedure inerenti i controlli per la prevenzione degli incendi e per la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio.
Grazie al regolamento risulteranno semplificati i seguenti procedimenti amministrativi nel settore della prevenzione incendi e nel settore delle autorizzazioni ambientali:
– richiesta del parere di conformità sul progetto
– certificato di prevenzione incendi
– rinnovo del certificato di prevenzione incendi
– registro dei controlli
– autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali
– documentazione di impatto acustico
Il regolamento suddivide le attività sottoposte a controllo dei VV.F. in tre categorie (A, B, C), per le quali è prevista una disciplina differenziata in funzione al rischio. In particolare:
Categoria A – attività a basso rischio e standardizzate: viene eliminato il parere di conformità sul progetto. Si potrà avviare direttamente l’attività tramite SCIA; il controllo con sopralluogo sarà effettuato a campione entro 60 gg. Sarà rilasciata, su richiesta, copia del verbale della visita tecnica.
Categoria B – attività a medio rischio: il parere di conformità dovrà essere rilasciato entro 60 gg, trascorsi i quali si potrà avviare l’attività tramite SCIA; il controllo con sopralluogo sarà effettuato a campione entro 60 gg. Sarà rilasciata, su richiesta, copia del verbale della visita tecnica.
Categoria C – attività ad elevato rischio: il parere di conformità dovrà essere rilasciato entro 60 gg, trascorsi i quali si potrà avviare l’attività tramite SCIA. Il sopralluogo sarà effettuato entro 60 gg. E verrà rilasciato il C.P.I.
È previsto il blocco dell’attività in assenza dei requisiti di sicurezza richiesti.
Lo schema di decreto prevede infine il rinnovo periodico ogni 5 anni della conformità antincendio, attraverso una dichiarazione del titolare delle attività (da inviare ai Vigili del Fuoco) che attesti l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza, corredata da documentazione tecnica.
La bozza di regolamento non si applica alle attività industriali a rischio di incidente rilevante per le quali rimane l’obbligo della presentazione del rapporto di sicurezza previsto dal decreto 334/99.

Fonte: http://www.acca.it

 

Procedimento automatico, SCIA e prevenzione incendi. In vigore le nuove procedure dal 29 marzo 2011

Il D.P.R. del 7 settembre 2010, n. 160 definisce il “Nuovo Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP)” e sostituisce il DPR n. 447 del 1998 entrando in vigore in momenti diversi:

il 29 marzo 2011 per i capi l, II, III, V e VI;
il 30 settembre 2011 per il capo IV.

Il nuovo Regolamento stabilisce che i Comuni devono esercitare le funzioni amministrative in materia di insediamenti produttivi, affidando l’intero procedimento ad un’unica struttura, il SUAP, alla quale gli interessati si rivolgono per l’autorizzazione finalizzata alla realizzazione, ristrutturazione e ampliamento di impianti produttivi di beni e servizi.

I Comandi dei VV.F., come tutte le amministrazioni pubbliche diverse dal Comune che sono interessate dal procedimento, non possono trasmettere al richiedente nessun tipo di atto o comunicazione e sono tenute a trasmettere tutto al SUAP dandone comunicazione al richiedente.
Il regolamento è stato strutturato sulla distinzione tra due procedimenti:

Procedimento Automatizzato: fondato sulla SCIA, che entra in vigore il 29 marzo 2011.
Procedimento Ordinario: riguardante gli atti e i procedimenti ai quali non è applicabile la SCIA, che entra in vigore il 30 settembre 2011.

Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha ritenuto opportuno emanare la Circolare n. 3791 del 24 marzo 2011 contenente le modalità applicative per il Procedimento Automatizzato.

Dal 29 marzo 2011 gli interventi relativi a realizzazione e modifica di impianti produttivi di beni e servizi e ad attività di impresa soggetti a SCIA devono essere presentati al SUAP, esclusivamente per via telematica e con gli standard previsti dal DPR 160/10.

La Circolare individua le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco di cui al D.M. 16/02/82, per le quali è consentito il Procedimento Automatizzato (la SCIA). Per gli interventi di prevenzione incendi non soggetti a SCIA, che presuppongono un giudizio tecnico-discrezionale dell’organo di controllo (ad esempio attività non normate, attività particolarmente complesse, procedure secondo l’approccio ingegneristico, deroghe), continuano ad utilizzarsi in via transitoria le disposizioni del D.P.R. 447/1998 e s.m.i., sino all’entrata in vigore del Procedimento Ordinario di cui al Capo IV del regolamento SUAP, ossia il 30 settembre 2011.

Relativamente al Procedimento Automatizzato, il SUAP, al momento della presentazione della SCIA, dovrà verificare con modalità informatica la completezza formale della segnalazione e dei relativi allegati e, in caso di verifica positiva, rilasciare automaticamente la ricevuta che autorizza l’impresa ad iniziare l’attività. Inoltre il SUAP trasmetterà, sempre per via telematica, la segnalazione e i relativi allegati alle Amministrazioni e agli uffici competenti, quindi anche ai Comandi Provinciali.
Gli standard relativi ai formati dei file, allegati alle domande di prevenzione incendi prodotte digitalmente, sono pubblicati nel sito internet istituzionale dei Vigili del Fuoco, nella sezione prevenzione incendi on-line; le estensioni ammesse dei file da allegare sono:

JPG;
PDF;
DWF.

Le domande di prevenzione incendi redatte in forma digitale devono pervenire ai Comandi attraverso il portale “impresainungiorno.gov.it”, oppure attraverso la PEC del SUAP.

TESTO UNICO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO – D.Lgs. 81/2008 agg. D.Lgs 106/2009 (agg.Marzo 2011)

1 marzo 2011 Lascia un commento

NUOVO TESTO UNICO SICUREZZA AGGIORNATO A MARZO 2011

Ripubblicazione del Decreto legislativo 81/2008 in materia salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
Disponibile  il testo del Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro coordinato con le modifiche introdotte dal Decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106.

In particolare, il testo coordinato nella versione datata marzo 2011, è aggiornato con l’inserimento delle proroghe dei termini all’art.3 commi 2 e 3-bis previste, rispettivamente, dall’art. 2 comma 51 della Legge 26 febbraio 2011 n. 10, di conversione del Decreto Legge 29 dicembre 2010 n. 225, e dall’art. 1 del Decreto Legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con la predetta legge del 26 febbraio 2011 n. 10 pubblicata sul S.O. n. 53 alla G.U. n. 47 del 26 febbraio 2011.

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Dal 7.9.2010 come deve essere Tesserino di riconoscimento per gli addetti nei cantieri

7 settembre 2010 Lascia un commento

Dal 7 Settembre 2010 entra  in vigore il provvedimento che modifica e integra i contenuti della tessera di riconoscimento per gli addetti nei cantieri.
Il Parlamento ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 23 agosto 2010, la Legge n. 136/2010, dal titolo “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia”.

Per quanto riguarda la materia lavoro, importante novità è inserita all’articolo 5 (Identificazione degli addetti nei cantieri),  dove si dice che nella tessera di riconoscimento, prevista dall’art. 18, comma 1, lettera u), del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, dovrà essere precisata anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione.

“Art. 5. (Identificazione degli addetti nei cantieri)
1. La tessera di riconoscimento di cui all’articolo 18, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, deve contenere, oltre agli elementi ivi specificati, anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione. Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento di cui all’articolo 21, comma 1, lettera c), del citato decreto legislativo n. 81 del 2008 deve contenere anche l’indicazione del committente.
Inoltre, nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento, prevista dall’articolo 21, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, deve contenere anche l’indicazione del committente.”

Ricapitoliamo:

  • Foto:
  • Nome:
  • Nato a/il
  • tipo di lavoratore
  • datore di lavoro: Intestazione, indirizzo, P.Iva
  • Data Assunzione
  • tipo di rapporto: Appalto, subappalto (con relativa autorizzazione) se lavoratore autonomo indicare anche il committente

Ps: nei DDT di consegna indicare anche targa e intestatario del mezzo (art.4)

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il punto sulla normativa per Scale Prefabbricate

25 ottobre 2009 Lascia un commento

Orientamento per la progettazione delle scale
Scale comuni e ad uso pubblico: le scale dovranno presentare andamento regolare ed omogeneo
per tutto il loro sviluppo. La larghezza netta delle rampe non può essere inferiore a 120 cm; il valore
massimo dell’alzata sarà di cm 18; il valore minimo della pedata dovrà essere di cm 30. In ogni
caso il valore di una pedata al netto di sormonti, sommato al doppio del valore dell’alzata, dovrà
risultare di un valore compreso tra 62 e 64 cm (Legge 13/89). Dopo 10 gradini le rampe dovranno
essere interrotte con un pianerottolo di riposo avente dimensione minima di 120×120 cm.
Sono ammesse rampe non rettilinee a condizione che vi siano pianerottoli di riposo e che la pedata
del gradino sia di almeno 30 cm misurata a 40 cm dal montante centrale o dal parapetto interno
(Decreto 16 maggio 1987 n° 246)
Per scale di piccoli uffici, negozi o piccole realtà produttive, purché ad uso esclusivo del personale
interno, si consiglia il dimensionamento previsto dalla normativa UNI per le scale ad uso “privato
principale” però con larghezza minima della rampa di cm 90 oppure, scale a chiocciola avente
diametro minimo di cm 200. In ogni caso, viste le molteplici interpretazioni degli svariati enti
preposti, converrà preventivamente farsi rilasciare autorizzazione scritta per il dimensionamento
delle scale e dei loro accessori.
Scale per abitazioni: Come per le scale comuni e ad uso pubblico, le scale a rampa interne alle
abitazioni private dovranno rispettare la regola secondo cui, il valore di una pedata al netto di
sormonti sommato al doppio del valore dell’alzata, dovrà risultare di un valore compreso tra 62 e 64
cm, ma con valore minimo netto di pedata pari a cm 25. La larghezza minima delle rampe dovrà
essere di cm 80. Non v’è obbligo d’interporre pianerottoli di riposo e nel caso di scale con cambio
di direzione (configurate ad “L” oppure a “C”), sono ammessi gradini a ventaglio (piè d’oca), in
numero massimo di 3, purché mantengano il valore minimo netto della pedata pari a cm 25 in
mezzeria al gradino.
La dimensione minima per le scale a chiocciola dovrà essere di cm 160; il valore netto, minimo
della pedata in mezzeria al gradino, dovrà essere di cm 22. E’ impossibile realizzare scale a
chiocciola fino al diametro 160 con alzata inferiore ai 20,5 cm perché non risulterebbe sufficiente
l’altezza di passaggio per la testa, una volta percorso l’angolo giro. E’ altresì importante chiarire
che laddove sia prevista una scala a chiocciola, debba potersi anche realizzare una scala costruita a
giorno, quindi a rampe, in quanto è dimostrabile la maggior comodità d’utilizzo.
Per scale ad uso “secondario”, quindi colleganti vani abitativi con vani non soggetti all’abitabilità
quali solai, ripostigli, cantine ecc. la larghezza della scala potrà essere ridotta a cm 60 ed il valore
minimo della pedata netta potrà essere ridotto a cm 22. Le scale a chiocciola sono ammesse con
diametro minimo di cm 120.
Con delibera dell’Asl di Como n° 219 del 24 Aprile 2008 le scale interne a giorno per le abitazioni,
a prescindere dalla destinazione d’uso dei locali, dovranno avere larghezza minima di cm 90 con
alzata massima 18 cm mentre le dimensioni delle scale a chiocciola dovranno avere diametro
minimo di cm 160. E’ quindi sempre conveniente in caso di costruzione o ristrutturazione, prima di
realizzare il foro in soletta, informarsi relativamente al Regolamento edilizio d’igiene vigente
presso il Comune oggetto dell’intervento.
E’ vietata l’apertura delle porte in adiacenza al gradino della rampa e, comunque, la distanza fra i
punti più vicini fra il primo gradino della rampa in discesa e la soglia del vano porta non potrà
essere inferiore a m.0,50 e nel caso di apertura verso il vano scala di cm. 100.
Ringhiere, balaustre, parapetti: Le ringhiere (protezioni inclinate), sulle scale devono avere
altezza minima dalla punta del gradino di cm 90 per le case di abitazione e di cm 100 per le scale
comuni o ad uso pubblico. Le balaustre orizzontali a protezione dei fori, dovranno avere altezza
minima di cm 100. Parapetti e strutture di protezione oltre il secondo livello fuori terra dovranno
avere altezza non inferiore a cm. 110. In ogni caso le differenze di quote accessibili aventi altezze
superiori ai cm 50 dal piano di calpestio, dovranno essere protette da parapetti di altezza non
inferiore ai cm. 100.
Ringhiere e parapetti, fermo restando che debbano garantire sufficiente resistenza agli urti,
dovranno risultare inattraversabili da una sfera del diametro di cm.10. Per parapetti in ferro battuto
o comunque costituiti da elementi longitudinali, si dovranno apportare tutti gli accorgimenti tecnici
atti ad impedire l’arrampicamento dei bambini. E’ pertanto consigliabile arretrare il corrimano
rispetto all’asse della balaustra verso il piano di calpestio di almeno 15 cm
I corrimano posti su ringhiere e balaustre devono essere facilmente impugnabili e realizzati con
materiali resistenti e non taglienti. Le scale di uso pubblico dovranno essere dotate di corrimano su
entrambi i lati. Nel caso necessitasse un ulteriore corrimano per luoghi spesso frequentati da
bambini, questo andrà posto ad una altezza di cm 75. I corrimani a muro dovranno rimanere
distanziati dalla parete di cm 4.

Legislazione Scale

  • Legge 9 gennaio 1989 n. 13
  • D.M. 14 giugno 1989 n. 236 – Regolamento di attuazione della L. 13/89
  • UNI 10803:1999 Scale prefabbricate – Terminologia e classificazione
  • UNI 10804:1999 Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Dimensioni e prestazioni meccanicheUNI 10805:1999 Ringhiere, Balaustre e Parapetti – Determinazione della resistenza meccanica di colonne e colonne piantoneUNI 10806:1999 Ringhiere, Balaustre o parapetti prefabbricati – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi statici distribuitiUNI 10807:1999 Ringhiere, Balaustre o parapetti prefabbricati – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi dinamici
    UNI 10808:1999 Ringhiere, Balaustre o parapetti prefabbricati – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi statici concentrati sui pannelli
    UNI 10809:1999 Ringhiere, Balaustre o parapetti prefabbricati – Dimensioni, prestazioni meccaniche e sequenza delle prove
    UNI 10810:1999 Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi statici distribuiti
    UNI 10811:1999 Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi dinamici
    UNI 10812:1999 Scale prefabbricate – Flessione dei gradini – Metodo di prova
    UNI 10959:2001 Scale prefabbricate – Scale a chiocciola – Resistenza meccanica ai carichi
    UNI 10961:2001 Scale prefabbricate – Controllo ed etichettatura
    UNI 11017:2002 Scale prefabbricate, ringhiere, balaustre e parapetti – Ruoli, compiti e responsabilità nella posa in opera
    UNI 11019:2002 Scale prefabbricate – Requisiti aggiuntivi per garantire la compatibilità con l’installazione di impianti servo scala

  Estratti dalle norme attualmente in vigore circa la costruzione, l’installazione e l’eventuale collaudo delle scale. La discontinuità nella numerazione degli articoli e dei commi di alcune leggi riportate, deriva dall’eliminazione degli argomenti non strettamente pertinenti.

Legge 9 gennaio 1989 n. 13
Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

D.M. 14 giugno 1989 n. 236 – Regolamento di attuazione della L. 13/89
Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pibblica sovvenzionata ed agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche.

Art.1. – Campo di applicazione

Le norme contenute nel presente decreto si applicano:
1) agli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata;
2) agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione;
3) alla ristrutturazione degli edifici privati di cui ai precedenti punti 1) e 2), anche se preesistenti alla entrata in vigore del presente decreto;
4) agli spazi esterni di pertinenza degli edifici di cui ai i punti precedenti.

Art.4.- Criteri di progettazione per l’accessibilità

4.1.10) Scale – Le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile è necessario mediare ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate dimensioni. Per ogni rampa di scale i gradini devono avere la stessa alzata e pedata. Le rampe devono contenere possibilmente lo stesso numero di gradini, caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata.
Le porte con apertura verso la scala devono avere uno spazio antistante di adeguata profondità.
I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole a pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo preferibilmente continuo a spigoli arrotondati.
Le scale devono essere dotate di parapetto atto a costituire difesa verso il vuoto e di corrimano. I corrimano devono essere di facile prendibilità e realizzati con materiale resistente e non tagliente.
Le scale comuni e quelle degli edifici aperti al pubblico devono avere i seguenti ulteriori requisiti:

1) la larghezza delle rampe e dei pianerottoli deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il passaggio orizzontale di una barella con una inclinazione massima del 15% lungo l’asse longitudinale;
2) la lunghezza delle rampe deve essere contenuta; in caso contrario si deve interporre un ripiano in grado di arrestare la caduta di un corpo umano;
3) il corrimano deve essere installato su entrambi i lati;
4) in caso di utenza prevalente di bambini si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata;
5) è preferibile una illuminazione naturale laterale. Si deve dotare la scala di una illuminazione artificiale, anche essa laterale, con comando individuabile al buio e disposto su ogni pianerottolo;
6) le rampe di scale devono essere facilmente percepibili, anche per i non vedenti.
(Per le specifiche vedi 8.1.10).

Art. 8. – Specifiche funzionali e dimensionali

8.0.1)
Modalità di misura

Altezza parapetto – Distanza misurata in verticaledal lembo superiore dell’elemento che limita l’affaccio
Altezza corrimano – Distanza misurata in verticale dal lembo superiore dei corrimano al piano di calpestio
Altezza parapetto corrimano scale – Distanza dal lembo superiore del parapetto o corrimano al piano di calpestio di un qualunque gradino, misurata in verticale in corrispondenza della parte anteriore del gradino stesso.

8.1.10) 
Scale – Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 1,20 m, avere una pendenza limitata e costante per l’intero sviluppo della scala. .

gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata minimo 30 cm): la somma tra il doppio dell’alzata e la pedata deve essere compresa tra 62/64 cm.
Il profilo del gradino deve presentare preferibilmente un disegno continuo a spigoli arrotondati, con sottogrado inclinato rispetto al grado, e formante con esso un angolo di circa 75°~80°.
In caso di disegno discontinuo, l’aggetto del grado rispetto al sottogrado deve essere compreso fra un minimo di 2 cm e un massimo di 2,5 cm. Un segnale al pavimento (fascia di materiale diverso o comunque percepibile anche da parte dei non vedenti), situato almeno a 30 cm dal primo e dall’ultimo scalino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa.

Il parapetto che costituisce la difesa verso il vuoto deve avere un’altezza minima di 1,00 m ed essere inattraversabile da una sfera di diametro di cm 10.
In corrispondenza delle interruzioni del corrimano, questo deve essere prolungato di 30 cm oltre il primo e l’ultimo gradino.

Il corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0,90/1 metro.
Nel caso in cui sia opportuno prevedere un secondo corrimano, questo deve essere posto ad una altezza di 0,75 m.
Il corrimano su parapetto o parete piena deve essere distante da essi almeno 4 cm.

Le rampe di scale che non costituiscono parte comune o non sono di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 0,80 m.
In tal caso devono comunque essere rispettati il già citato rapporto tra alzata e pedata (in questo caso minimo 25 cm), e la altezza minima del parapetto.

Tabella 1.4 – Carichi d’esercizio

N.

Locale

Carico

kg/m2

kN./m2

5

Balconi e scale per edifici di abitazione
per edifici pubblici e scolastici

400
500

4,00
5,00


UNI 10803 gennaio 1999
Scale prefabbricate – Terminologia e classificazione

1. Scopo e campo di applicazione

La  norma definisce in termini funzionali le scale prefabbricate ed i relativi componenti e ne identifica le tipologie costruttive in funzione della loro configurazione. La  norma si applica alle scale prefabbricate di legno, metallo e/o relative combinazioni. Sono escluse le scale prefabbricate di calcestruzzo.

2. Termini e definizioni

Vedere la pagina terminologia

3. Classificazione morfologica

Le scale prefabbricate sono  suddivise, in funzione della loro morfologia, nelle seguenti famiglie:
Scale a giorno: struttura portante inclinata costituente il piano di appoggio dei gradini, con rampe lineari.
    -scale a giorno con pianerottolo e rotazione delle rampe (il cambiamento di direzione tra le rampe è ottenuto       con l’interposizione di un pianerottolo)
    -scale a giorno con gradini a ventaglio e rotazione delle rampe(il cambiamento di direzione tra le rampe é ottenuto con l’interposizione di un ventaglio a 2 o 3 gradini)
    -scale a giorno diritte (senza pianerottoli o ventagli e senza rotazione delle rampe)
    -scale a giorno diritte con forte pendenza (scale cosidette alla marinara, con gradini sfalsati)
Scale a chiocciolasviluppo verticale intorno ad un asse portante
        -scale a chiocciola a pianta circolare
        -scale a chiocciola a pianta quadrata
        -scale a chiocciola a pianta ellittica

4. Classificazione in funzione della destinazione d’uso.

La legge13/89 suddivise le scale in due gruppi, uso pubblico e uso privato.
La norma 10803 suddivide l’uso privato in principale e secondario:
    -uso privato principale, collegamento principale tra vani ad abitabilità completa
    -uso privato secondario, collegamento secondario con vani non abitabili, ovvero secondo collegamento in caso di uso privato principale (ovvero, presenza di due scale, di cui una principale e l’altra secondaria)

UNI 10804 gennaio 1999
Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Dimensioni e prestazioni meccaniche

1. Scopo e campo di applicazione

La norma stabilisce le caratteristiche dimensionali e le prestazioni meccaniche delle scale prefabbricate, definite dalla UNI 10803, in funzione della loro destinazione d’uso e dell’ambiente di installazione (sia interno che esterno).
La norma si applica alle scale prefabbricate di legno, di metallo, e/o relative combinazioni. Sono escluse le scale prefabbricate di calcestruzzo.

3. Caratteristiche dimensionali

3.1 Dimensionamento dei gradini delle scale a giorno

3.1.1 Gradini rettilinei

Pubblico1) Privato principale1) Privato secondario2)

Larghezza minima di passaggio utile3), in mm

1200 800 600
Pedata minima3), in mm 300 250 220
Rapporto alzata/pedata 2A+P=620÷640 2A+P=620÷640 2A+P=600÷660
1) Ogni rampa deve avere un numero massimo di 15 gradini
2) E’ possibile avere alzate tamponate solo con pedate > 250 mm
3) Come definite dalla UNI 10803

3.1.2 Gradini di raccordo tra rampe rettilinee

Destinazione d’uso

Criterio di dimensionamento

Pubblico1) Pianerottoli quadrati di lato uguale a quello della larghezza della rampa e pianerottoli rettangolari di lato doppio
Privato principale1)2) Pianerottoli o gradini a ventaglio a 45°, 30° e 22°30′, ecc.
Privato secondario2) Pianerottolo o gradini a ventaglio a 45°, 30° e 22°30?, ecc.
1) In caso di pianerottolo intermedio a rampe conseguenti senza cambiamento di direzione, la misura del pianerottolo deve essere maggiore od uguale a 620+P (lunghezza del passo in piano + una pedata)
2) Ad una distanza di 300 mm dal lato interno del passaggio utile, deve essere garantita la pedata minima di cui al prospetto 1.

3.1.4  Casi particolari
Gradini diversi da quelli descritti sono ammessi solo con funzione di invito ad inizio rampa, oppure  con funzione di aggiustamento a fine rampa, ma, in quest’ultimo caso, solo se di pedata superiore e solo se posti a filo col solaio di arrivo.
Le alzate devono essere tutte uguali, tranne la prima, che può essere diversa, mo solo se più bassa.

3.2 Dimensionamento dei gradini per le scale a chiocciola.

Pubblico Privato principale Privato secondario
Larghezza minima di passaggio utile Non ammesso dalla legislazione vigente
(L. 13/89 e DM 236 del 6/89)
700 500
Angolo minimo del gradino 22°30′ 30°
Alzata massima in mm 240 240

(…)

UNI 10810 gennaio 1999
Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi statici distribuiti.

UNI 10811 gennaio 1999
Scale prefabbricate – Rampe di scale a giorno – Determinazione della resistenza meccanica ai carichi dinamici.

UNI 10812 gennaio 1999
Scale prefabbricate – Flessione dei gradini – Metodo di prova.

Le ultime tre norme indicano criteri, metodi e tecniche per le prove di carico e di resistenza delle scale prefabbricate.

COMUNE DI FIRENZE
Regolamento dell’edilizia

- approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 442 del 19 Aprile 1999,

- modificato con delibere del Consiglio Comunale n. 346 del 26 giugno 2000,
n. 214 del 9 luglio 2001, n. 41 del 08/04/2002, n. 66 del 18 luglio 2005

CAPITOLO XII : REQUISITI GENERALI DELLE COSTRUZIONI

Art. 116. -- Scale (modificato con del. C.C. 346/00)
116.1 Tutti gli edifici multipiano di nuova costruzione, o risultanti da interventi di ri-strutturazione
urbanistica, debbono essere dotati di almeno una scala di di-mensioni e caratteristiche
regolamentari.
116.2 Quando la superficie coperta di un piano sia superiore a mq. 400, le scale de-vono essere in
numero tale che ciascuna di esse non serva superfici superiori a mq. 400.
116.3 Nel caso di edifici per abitazione il limite di cui al comma precedente può es-sere elevato a
mq. 600 limitatamente ai primi due piani fuori terra (piani ter-reno e primo).
116.4 Le unità immobiliari di edifici per abitazione con più di due piani fuori terra, fatta eccezione
per gli alloggi duplex, devono avere almeno un accesso da una scala del tipo chiuso.
116.5 In tutti i tipi di intervento, compresi quelli sul patrimonio edilizio esistente, si applicano
inoltre le ulteriori norme di cui ai commi seguenti.
116.6 Le scale che costituiscono parte comune o che siano di uso pubblico devono presentare le
seguenti caratteristiche :
— larghezza non inferiore a ml. 1,20;
— andamento regolare, con rampe rettilinee, prive di ventagli o altri artifizi su-scettibili di renderne
disagevole l’uso;
— gradini regolari, di norma di forma rettangolare, con pedata ed alzata co-stanti per l’intero
sviluppo della scala;
— pedata non inferiore a cm. 30 ed alzata tale che la somma tra la pedata ed il doppio dell’alzata sia
essere compresa tra cm. 62 e cm. 64;
— pianerottoli intermedi di profondità non inferiore alla larghezza della rampa e pianerottoli di
arrivo mai inferiori a ml. 1,30;
— parapetti di altezza non inferiore a ml. 1,00 (misurata al centro della pe-data) e di conformazione
tale da risultare inattraversabili da una sfera del diametro di cm. 10;
— corrimano su almeno un lato della scala, nel caso di rampe di larghezza fino a ml. 1,80, e su
ambedue i lati per rampe di larghezza superiore.
Può essere fatta eccezioni alle prescrizioni di cui sopra solo nel caso di scale in esubero rispetto alla
dotazione minima comunque prescritta. In tutti i casi in cui l’intervento sia soggetto alla normativa

TECNOSCALA s.a.s. di Roncoroni S. & C. – 22073 FINO MORNASCO (CO) – Via Garibaldi, 160
Tel +39-031-92.71.88 – Fax +39-031.88.17.66 – P.I. 02211120130 – www.tecnoscala.it - mailto:info@tecnoscala.it

vigente in materia di superamento delle barriere architettoniche, le scale dovranno inoltre rispettare
le ulteriori prescrizioni impartite dalle relative norme tecniche.
116.7 Le scale comuni di tipo chiuso devono, in genere, essere dotate di aereazione naturale diretta.
Esse possono esserne prive solo nei casi in cui ciò sia am-messo dalla normativa vigente in funzione
del tipo o della dimensione dell’edi-ficio, nonchè della sua destinazione.
116.8 Non è mai ammesso conseguire i livelli di aereazione ed illuminazione pre-scritti dal presente
Regolamento per i vari tipi di locali mediante aperture rea-lizzate su pozzi scale comuni di tipo
chiuso, anche quando questo risultino aereati ed illuminati direttamente.
116.9 Le scale interne a singole unità immobiliari devono presentare le seguenti ca-ratteristiche :
— larghezza non inferiore a ml. 0,80;
— gradini regolari, con pedata ed alzata costanti per l’intero sviluppo della scala;
— pedata non inferiore a cm. 25 ed alzata tale che la somma tra la pedata ed il doppio dell’alzata sia
essere compresa tra cm. 62 e cm. 64;
— pianerottoli intermedi e di arrivo di profondità non inferiore alla larghezza della rampa;
— parapetti di altezza non inferiore a ml. 0,90 (misurata al centro della pe-data).
Le prescrizioni del presente comma non si applicano alle scale per l’accesso a vani tecnici o a locali
non abitabili come definiti al successivo art. 121.3.

CAPITOLO XIII : REQUISITI SPECIFICI DEGLI EDIFICI PER ABITAZIONE

Art. 128. -- Soppalchi
128.1 Ai fini del presente Regolamento si definisce come soppalco il locale ricavato nell’altezza di
un vano principale, con almeno un lato aperto sul vano mede-simo.
128.2 La formazione di soppalchi è ammissibile soltanto ove la porzione del vano principale libera
dal soppalco mantenga le caratteristiche di abitabilità pre-scritte dal presente Regolamento.
128.3 I soppalchi che siano destinati ad abitazione permanente debbono rispondere alle
caratteristiche prescritte dal presente Regolamento per tale tipo di locali. In tal caso la verifica dei
requisiti di aereazione ed illuminazione può essere operata considerando complessivamente le
superfici finestrate e di pavimento sia del soppalco che del locale su cui il medesimo si affaccia.
128.4 I soppalchi che siano destinati ad abitazione non permanente e debbono avere altezza minima
non inferiore a ml. 1,70 ed altezza media non inferiore a ml. 2,20.
128.5 Lo spazio sottostante i soppalchi non deve presentare mai altezza inferiore a ml. 2,40.
128.6 I soppalchi devono essere dotati di parapetti di altezza non inferiore a ml. 0,90.
128.7 Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente è consentito il mantenimento di
soppalchi con caratteristiche diverse a quelle prescritte nei commi precedenti, a condizione che
l’intervento non ne preveda l’ampliamento e che comunque non comporti peggioramento della
situazione preesistente.

COMUNE DI PISA

Regolamento Edilizio

Approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 94 del 15 settembre 1998.

In vigore dal 16 novembre 1998.

PRIMA PARTE – INTERVENTI E DEFINIZIONI

ART. 2 DEFINIZIONI GENERALI – REQUISITI DEGLI EDIFICI

ART. 2.18 SCALE ESTERNE

Ai soli fini del computo della superficie coperta, la proiezione sul terreno di scale esterne deve

essere considerata al 50% quando esse siano completamente aggettanti dal fabbricato e di larghezza

non superiore a ml. 1,20.

Deve essere invece computata per intero, in questo caso anche nel computo del volume, quando:

l’aggetto supera ml. 1,20;

si tratti di scale esterne con strutture sovrastanti (tettoie, pensiline) o laterali;

siano costituite da due rampe affiancate;

la scala raggiunga piani superiori al primo;

sia superato un dislivello dal piano di campagna in corrispondenza dell’avvio della scala

superiore a ml. 3,80.

Costituisce superficie coperta al 100% la proiezione sul piano orizzontale delle scale esterne, anche

aperte, a doppia rampa, che non siano configurabili come scale di sicurezza, introdotte a servizio di

edifici esistenti all’entrata in vigore del presente Regolamento, per adeguarli a specifiche e

documentate prescrizioni normative in materia di sicurezza e purché non necessarie anche come

scale ordinarie.

Le scale di sicurezza esterne come di seguito individuate non sono computate agli effetti della

superficie coperta e del volume, mentre lo sono agli effetti della determinazione della superficie

permeabile.

ART. 2.19 SCALA DI SICUREZZA

È definita scala di sicurezza la struttura di collegamento verticale, interna od esterna al fabbricato,

necessaria ed obbligatoria per consentire l’utilizzazione del fabbricato stesso in relazione alle norme

prescrittive vigenti.

Sono compresi nella definizione i corpi accessori necessari alla sua qualificazione, quali le canne di

aerazione ed i vani filtro provvisti di porte tagliafuoco.

Se esterna al fabbricato, aperta e non necessaria anche ai fini della rispondenza alle prescrizioni del

TECNOSCALA s.a.s. di Roncoroni S. & C. – 22073 FINO MORNASCO (CO) – Via Garibaldi, 160

Tel +39-031-92.71.88 – Fax +39-031.88.17.66 – P.I. 02211120130 – http://www.tecnoscala.it – mailto:info@tecnoscala.it

Regolamento Edilizio, non è valutata agli effetti della superficie coperta e del volume, ma solo agli

effetti della superficie occupata.

ART. 28 SCALE

ART. 28.1 DEFINIZIONI E PRESCRIZIONI GENERALI

Tutti gli edifici pluripiano debbono essere dotati di almeno una scala se la superficie lorda del piano

da servire è inferiore o uguale a mq. 400 e di scale aggiuntive per ogni ulteriore superficie di mq.

350, o frazioni di superfici lorde del piano, oltre alle eventuali scale di sicurezza esterne.

Il numero minimo di scale richiesto deve essere ricavato all’interno dell’edificio o anche all’esterno,

purché, in questo caso la scala non ecceda la superficie coperta ed il volume massimo consentiti e

nel rispetto delle distanze previste dalle N.T.A. del P.R.G.

Le rampe e i pianerottoli degli edifici condominiali, degli edifici a destinazione direzionale,

commerciale, turistica, artigianale e industriale, devono avere una larghezza utile non inferiore a ml.

1,20, al netto dei corrimano.

Le rampe delle scale devono:

1) essere attrezzate con corrimano continuo su entrambi i lati ed eventualmente anche centrale

quando la larghezza netta della rampa superi m. 1,50;

2) avere una larghezza minima delle piattaforme di distribuzione, anche se servite da un solo

ascensore di m. 1,50;

3) non devono comprendere più di 12 pedate di seguito senza un pianerottolo;

4) l’inizio ed al termine di ogni rampa devono essere segnalati da una striscia di materiale profonda

almeno 40 cm e con larghezza pari a quella delle scale, che si distingua da quello del resto della

pavimentazione per il trattamento superficiale impiegato, in modo da permettere anche al non

vedente il riconoscimento dell’inizio e della fine della scala.

I pianerottoli di arrivo, qualora servano anche vani ascensore, debbono avere larghezza minima di

ml. 1,50, per un tratto ampio almeno ml. 1,50, in asse con l’uscita dell’ascensore.

Le alzate dei gradini non devono avere altezze superiori a cm. 18 e devono essere calcolati secondo

la formula 2A + P = cm. da 63 a 67 (A = alzata; P = pedata); i gradini devono avere, qualunque sia

la loro forma, la larghezza minima di cm. 30 in corrispondenza dell’asse di percorrenza (cm. 35

dall’imposta interna).

Il parapetto che costituisce la difesa verso il vuoto deve avere un’altezza minima di ml. 1,00 ed

essere inattraversabile da una sfera di diametro di cm. 10.

Per le rampe e i pianerottoli di accesso a singole unità residenziali e interne alle unità per servizio di

vani abitati è consentita una larghezza minima di ml. 1,00, riducibile a m.0,70 nel caso che la scala

sia a giorno.

Nei nuovi edifici sono ammesse scale a chiocciola solo per accedere a vani accessori. Negli edifici

esistenti ne è consentito l’utilizzo per l’accesso a vani abitabili purché il gradino abbia larghezza

non inferiore a cm 60, alzata non superiore a cm 25 e pedata mediana non inferiore a cm 21.

ART. 28.2 PRESCRIZIONI ULTERIORI PER EDIFICI CONDOMINIALI

Le scale degli edifici condominiali che servono più di due piani fuori terra, compreso il piano

terreno, debbono essere ventilate ed illuminate direttamente dall’esterno con parti finestrate apribili

di superficie non inferiore, ad ogni piano, a 1/10 della superficie del vano scala.

Le scale poste a servizio dei piani superiori al secondo piano fuori terra, possono essere illuminate

anche mediante lucernario della superficie non inferiore a 1/4 di quella del vano scala e munito di

apertura atta a garantire la ventilazione diretta dall’esterno.