La normativa antisismica

La normativa antisismica
informazioni aggiornate a lunedì, 24 ottobre 2011

 

Si ricorda preliminarmente che il termine “normativa antisismica” comprende sia la classificazione sismica del territorio nazionale recante la definizione delle zone sismiche, che la normativa tecnica che prevede, per ciascuna zona sismica, specifici criteri progettuali e costruttivi, definiti per edifici, ponti ed opere di fondazione e di sostegno dei terreni.

L’aggiornamento della normativa antisismica – rimasta ferma, per quanto riguarda la classificazione delle zone sismiche al 1984 [1] e, in relazione alle norme tecniche per la costruzione in zona sismica, al 1996 – è stato avviato nella XIV legislatura con due provvedimenti fondamentali – l’ordinanza 3274/2003 ed ilT.U. sulle norme tecniche delle costruzioni, approvato con il D.M. 14 settembre 2005 – ed è proseguito nel corso della XV legislatura con l’aggiornamento delle norme tecnicheper le costruzioni disposto con il nuovo D.M. 14 gennaio 2008.

Si segnala che le relative istruzioni applicative sono recate dalla circolare 2 febbraio 2009, n. 617 [2].

Si ricorda che precedentemente la materia era regolata dalla legge 64/1974, recante Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche e dal D.M. 40/1975 recante Disposizioni concernenti l’applicazione delle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche. Successivamente, la legge 176/1976 e l’art. 10 della legge 219/1981 hanno dettato, rispettivamente, norme per l’istituzione del servizio sismico e istruzioni relative alla normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici in muratura danneggiati dal sisma, attuate con D.M. 2 luglio 1981. Il successivo D.M. 24 gennaio 1986 ha dettato quindi le Norme tecniche relative alle costruzioni antisismiche, da ultimo aggiornate con D.M. 16 gennaio 1996.

L’entrata in vigore della normativa era stata prorogata al 30 giugno 2010dall’art. 29, comma 1-septies del decreto-legge 207/2008, ma dopo il sisma in Abruzzo, con l’art. 1-bis del decreto-legge 39/2009, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo, la sua entrata in vigore è stata anticipata al 30 giugno 2009.

L’art. 11 del decreto-legge 39/2009 ha altresì istituito un Fondo per la prevenzione del rischio sismico, con una dotazione di 44 milioni di euro per l’anno 2010, 145,1 milioni per l’anno 2011, 195,6 milioni per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, 145,1 milioni per l’anno 2015 e 44 milioni per l’anno 2016.

Con l’ordinanza n. 3907 del 13 novembre 2010 [3] sono state assegnate al Fondo, per il 2010, risorse pari a 42,504 milioni di euro. Tali risorse saranno utilizzate per quattro categorie di interventi:
a) indagini di microzonazione sismica (4 milioni di euro) cui le regioni devono aggiungere un co-finanziamento del 50% (i fondi diventeranno così di 8 milioni di euro);
b) interventi strutturali di rafforzamento locale o di miglioramento sismico, o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione, degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali strategiche, ad esclusione degli edifici scolastici;
c) interventi strutturali di rafforzamento locale o di miglioramento sismico, o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione di edifici privati: il contributo può coprire al massimo il 40% del costo. Per le voci b) e c) vengono messi a disposizione 34 milioni di euro;
d) altri interventi urgenti e indifferibili per la mitigazione del rischio sismico (4 milioni di euro).
I restanti 504 mila euro sono destinati all’acquisto da parte del Dipartimento della protezione civile di beni e servizi strumentali alle attività previste dall’ordinanza.
Le procedure. I fondi possono andare solo ai Comuni ad alto rischio sismico, quelli con accelerazione massimadel suolo (ag) non inferiorea 0,125 g. I fondi di cui alla lettera d)   sonoassegnati direttamente dal dipartimento di Protezione civile, sentite le Regioni interessate. Per gli altri fondi, invece (lett. a), b) e c), sono leRegioni a elaborare «programmi», «sentiti i Comuni interessati che trasmettono una proposta di priorità degli edifici» entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza nella Gazzetta Ufficiale. Le risorse sono ripartite tra le Regioni dal dipartimento Protezionecivile sulla base dei criteridi cui all’allegato 2.
Non è chiaro in effetti come possano i Comuni inviare già ora le propostedi intervento senza sapere la ripartizione dei fondi per Regionie prima che la propria Regione abbia predisposto il programma quadro.

Con un Decreto del Capo dipartimento della Protezione civile del 21 gennaio 2011 [4] è stato poi regolamentato l’utilizzo dei fondi previsti dall’art. 2, comma 1, lettera d) dell’ordinanza n. 3907 relativa agli altri interventi urgenti e indifferibili per la mitigazione del rischio sismico che devono rispettare la disciplina dettata per le opere di cui all’art. 2, comma 1, lettera b). Possono accedere al contributo anche ponti e viadotti facenti parte di infrastrutture di trasporto urbano a determinate condizioni indicate nel decreto stesso e previa una loro individuazione da parte delle regioni. Queste ultime sono tenute a comunicare i relativi dati al Dipartimento della protezione civile ai fini della redazione di una graduatoria nazionale degli interventi stessi.

Con Decreto del 10 dicembre 2010 si è quindi provveduto a ripartire tra le regioni le risorse del Fondo per la prevenzione del rischio sismico per l’annualità2010, sulla base dei criteri dell’OPCM n. 3907. Sono stati, pertanto, ripartiti3.976.213 euro per indagini di microzonazione sismica e 33.797.808 perinterventi strutturali di rafforzamento-miglioramento sismico o di demolizione-ricostruzione sia degli edifici ed opere di interesse strategico che di edifici privati. Sono esclusi da tali interventi gli edifici scolastici in quanto destinatari di altri contributi pubblici [5].

Sulla GU n. 104 del 6 maggio 2011 è stato pubblicato il comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri con cui si è dato atto della costituzione, conDPCM 21 gennaio 2011, della Commissione tecnica di supporto e monitoraggio degli studi di microzonazione sismica, in attuazione dell’art. 11 del decreto-legge 39/2009 sul sisma in Abruzzo. La Commissione è stata successivamente istituita con decreto del 6 luglio 2011 [6].

Con un DPCM del 5 maggio 2011 [7] è stato approvato il modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica e del relativo manuale di compilazione, la cd.scheda Aedes, dei quali dovranno dotarsi le Amministrazioni dello Stato e gli enti locali in occasione di eventi sismici per il rilevamento speditivo dei danni, la definizione di provvedimenti di pronto intervento e la valutazione dell’agibilità post-sismica degli edifici ordinari. Sono previste anche iniziative di formazione in materia per tecnici che dovranno essere iscritti in elenchi speciali, con verifiche ed aggiornamenti periodici. Gli elenchi sono trasmessi annualmente al Dipartimento della protezione civile.

Le nuove norme tecniche per le costruzioni
L’ordinanza 3274 del 20 marzo 2003Si ricorda che nel 2003, immediatamente dopo il terremoto del 31 ottobre 2002 che aveva colpitoi territori al confine fra il Molise e la Puglia, la Protezione civile ha adottato l’ordinanza 3274/2003che ha rappresentato la prima importante novità nel panorama della normativa in tema di prevenzione antisismica ed ha fornito, nel contempo, una prima risposta immediata alla necessità di aggiornamento della classificazione sismica e delle norme antisismiche.

Nelle premesse all’ordinanza, si specificava, infatti, che essa rappresentava unaprima e transitoria disciplina della materia, in attesa dell’emanazione delle specifiche norme tecniche previste, dapprima, dal citato art. 83 del D.P.R. 380/2001, e, successivamente, anche dall’art. 5 del decreto-legge 136/2004 [8].

Con l’ordinanza 3274 (allegato 1), a differenza di quanto previsto dalla normativa precedente, tutto il territorio nazionale viene classificato come sismico e suddiviso in 4 zone, caratterizzate da pericolosità sismica decrescente. Tali zone sono individuate da 4 classi di accelerazione massima del suolo con probabilità di accadimento del 10% in 50 anni [9].

Sul sito dell’INGV è disponibile anche un versione della mappa con gli aggiornamenti delle regioni che hanno recepito l’ordinanza [10]. Su quello della Protezione civile è inoltre disponibile l’elenco dei comuni e la relativa classificazione sismica indicati nell’ordinanza n. 3274/2003, aggiornato con le comunicazioni delle regioni [11].

Le prime tre zone della nuova classificazione corrispondono, dal punto di vista degli adempimenti previsti dalla legge 64/1974, alle zone di sismicità alta (zona 1), media (zona 2) e bassa (zona 3), mentre per la zona 4, di nuova introduzione, viene data facoltà alle regioni di imporre l’obbligo della progettazione antisismica. In ogni zona è, infatti, prevista l’applicazione della progettazione sismica con livelli differenziati di severità, salvo, come anzidetto, nella zona 4.

Al fine di rendere coerenti le disposizioni di cui all’ordinanza n. 3274 con quelle del D.M. 14 settembre 2005 (vedi infra) e in attuazione dell’allegato 1, punto 4, lettera m), della citata ordinanza che prevedeva la predisposizione di una nuova mappa di riferimento a scala nazionale, nel corso del 2006 è stata approvata una nuova ordinanza – O.P.C.M. 3519 del 2006 [12] – con cui è stata adottata una nuova mappa di pericolosità sismica (MPS04) molto più puntuale di quella precedente.

Le zone individuatesono sempre quattro (dalla 1 alla 4), caratterizzate da quattro diversi valori di accelerazione orizzontale massima convenzionale su suolo di tipo A, ai quali ancorare lo spettro di risposta elastico. L’ordinanza 3519 ha definito, quindi, i criteri che le regioni devono seguire per aggiornare le afferente dei Comuni alle 4 zone sismiche. Tuttavia tale ordinanza non obbliga le Regioni a aggiornare tali afferenze.

L’ordinanza 3274 prevede (art. 2, comma 1), inoltre, che siano le regioni a provvedere, sulla base dei criteri recati dall’allegato 1, all’individuazione, formazione e aggiornamento dell’elenco delle zone sismiche, ai sensi dell’art. 94, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 112/1998.

La stessa ordinanza dispone (art. 2, comma 3) anche un obbligo di verifica da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari, ai sensi delle norme di cui agli allegati della stessa ordinanza, sia degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Le verifiche, da svolgersi entro cinque anni dalla data dell’ordinanza, riguardano in via prioritaria edifici ed opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2, secondo quanto definito nel citato allegato 1.Tale termine è stato dapprima prorogato al 31 marzo 2011 dal cd. decreto Milleproroghe (DL 225/2010) e, successivamente, al 31 dicembre 2011 con un DPCM del 25 marzo 2011 . La proroga riguarda anche la verifica sismica delle dighe di ritenuta.

Entro sei mesi dalla data dell’ordinanza il Dipartimento della protezione civile e le regioni provvedono, rispettivamente per quanto di competenza statale e regionale, ad elaborare, sulla base delle risorse finanziarie disponibili, il programma temporale delle verifiche e a fornire ai soggetti competenti le necessarie indicazioni per le relative verifiche tecniche (art. 2, comma 4).

Il collegamento tra la classificazione e le norme tecniche risulta, pertanto, molto stretto, infatti, oltre ai criteri per l’individuazione delle zone sismiche  e per la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle medesime zone (allegato 1), con l’ordinanza sono state anche approvate alcune norme tecniche (contenute negli allegati 2, 3 e 4 dell’ordinanza, di cui fanno parte integrante) che riguardano, per la prima volta, la quasi totalità di tipologie di costruzioni: edifici, ponti ed opere di fondazione e di sostegno dei terreni.

Con l’art. 4 dell’ OPCM n. 3932 del 7 aprile 2011 è stata apportata una modifica all’allegato 1, punto 4, lett. n) dell’OPCM n. 3274 che prevede che l’aggiornamento delle mappe di ag (accelerazioni orizzontali) dovranno aver lugo ogniqualvolta lo sviluppo delle conoscenza  lo suggerisca e non più ad intervalli temporali non superiori a cinque anni.

Si ricorda che l’ordinanza (art. 2, comma 2, terzo periodo) aveva anche contemplato un periodo transitorio di diciotto mesi durante il quale era possibile, per l’interessato, scegliere di applicare la classificazione sismica ele norme tecniche vigenti. Tale termine era stato più volte prorogato a causa sia del rilevante grado di complessità tecnica della materia e della sua natura fortemente innovativa, che del necessario coordinamento con il T.U. sulle norme tecniche delle costruzioni, approvato con il D.M. 14 settembre 2005.

Il D.M. 14 settembre 2005Il D.M. 14 settembre 2005 rinviene lapropria origine nelle disposizioni recate dall’art. 5 del decreto-legge 136/2004 che ha attribuito al Consiglio dei lavori pubblici la competenza a provvedere, con il concerto della Protezione civile, alla redazione di norme tecniche, anche per la verifica sismica ed idraulica, relative alle costruzioni, nonché alla redazione di norme tecniche per la progettazione, la costruzione e l’adeguamento, anche sismico ed idraulico delle dighe di ritenuta, dei ponti e delle opere di fondazione e sostegno dei terreni.

Si ricorda che sotto il profilo procedurale, il comma 2 dell’art. 5 del D.L. 136/2004prevede che le norme tecniche siano emanate con le procedure dell’art. 52 del D.P.R. 380/2001, di concerto con il Dipartimento della protezione civile. L’art. 52 del D.P.R. stabilisce che le norme tecniche siano fissate con decreti del Ministero per le infrastrutture, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici che si avvale della collaborazione del C.N.R. Se le norme tecniche riguardano costruzioni in zone sismiche devono essere adottate di concerto con il Ministro per l’interno.

Il D.M. 14 settembre 2005 persegue, quindi, la finalità di riunire la normativa tecnica relativa alle costruzioni civili al fine di fornire un corpus normativo quanto più possibile coerente, ispirato al criterio “prestazionale” piuttosto che “prescrittivo”: vale a dire che se finora il progettista riteneva di poter garantire la sicurezza delle costruzioni seguendo norme già preordinate a tal fine, d’ora in avanti sarà egli stesso che dovrà predeterminare i livelli pensionali attribuiti a ciascuna componente strutturale, decidendo quali procedimenti di calcolo e quali modelli adottare per garantire il più alto coefficiente di sicurezza dell’opera da realizzare. Il deterioramento qualitativo che ha determinato il passaggio dal criterio prestazionale a quello prescrittivo è stato causato dalla necessità dell’aggiornamento biennale prescritto dall’art. 21 della legge 1086/1971. L’aggiornamento ha comportato, infatti, l’assommarsi di interventi normativi autonomi e sconnessi di recepimento di singole istanze ed esigenze, senza un coordinamento complessivo.

Come per l’ordinanza 3274, anche per il D.M. 14 settembre 2005, che è entrato in vigore il 23 ottobre 2005, vale a dire 30 giorni dopo la pubblicazione sulla G.U.[13], è stato previsto inizialmente un periodo transitorio di 18 mesiprorogato più volte (vedi infra) al fine di permettere una fase di sperimentazione delle norme tecniche in esso contenute e durante il quale era possibile applicare, in alternativa alle stesse, la normativa precedente di cui alla legge 1086/1971 ed alla legge 64/1974 e fatto salvo, comunque, quanto previsto dall’applicazione delD.P.R. 246/1993 recante “Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEErelativa ai prodotti da costruzione”.

In merito, invece, all’applicabilità dell’ordinanza n. 3274 durante tale regime transitorio, si ricorda che essa è tuttavia vigente, in quanto le proroghe hanno riguardato unicamente la sua obbligatorietà, ma non la vigenza, e fino alla sua entrata in vigore il progettista avrebbe quindi potuto scegliere di adeguarvisi o meno. Durante tale periodo transitorio, pertanto, l’applicazione della disciplina in essa contenuta costituisce una mera facoltà che si affianca a quella di applicazione della normativa del D.M. 14 settembre 2005 ed alla normativa di cui alle leggi 1086/1971 e 64/1974. Tale possibilità è confermata dallo stesso D.M. 14 settembre 2005, nelle cui premesse viene espressamente previsto che le disposizioni contenute negli allegati 2 e 3 [14] dell’ordinanza 3274/2003, possono continuare a trovare vigenza “quali documenti applicativi di dettaglio delle norme tecniche” con lo stesso approvate. Inoltre, al capitolo 5.7.1.1, comma 2, si prevede espressamente che “committente ed il progettista di concerto, nel rispetto dei livelli di sicurezza stabiliti nella presente norma, possono fare riferimento a specifiche indicazioni contenute in codici internazionali, nella letteratura tecnica consolidata, negli allegati 2 e 3 alla O.P.C.M. del 20 marzo 2003, n. 3274”. Infine, nel capitolo 12, la citata ordinanza rientra tra le referenze tecniche essenziali, al pari dei codici internazionali e della letteratura tecnica consolidata.

Con D.M. del 2 marzo 2006 è stata anche istituita la Commissione consultiva di monitoraggio della normativa tecnica per le costruzioni, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 14 settembre 2005, con il compito di monitorare l’applicazione della normativa tecnica emanata e anche al fine del suo previsto aggiornamento periodico biennale.

Il D.M. 14 gennaio 2008Il nuovo testo aggiornato delle norme tecnicheper le costruzioni è stato quindi approvato con il D.M. 14 gennaio 2008, mentre le norme di attuazione sono state emanate con la  circolare applicativa del 2 febbraio 2009, n. 617 [15] .

Gli artt. 1 e 2 del D.M. dispongono che esse sostituiscono quelle approvate con il precedente D.M. 14 settembre 2005 e che entrano in vigore trenta giorni dopo la loro pubblicazione sulla G.U. [16], ovvero il 5 marzo 2008.

Anche per l’applicabilità dell’aggiornamento delle norme tecniche è previsto unperiodo transitorio, durante il quale, ai sensi del comma 2 dell’art. 20 del decreto-legge 248/2007, sarà possibile ricorrere alle precedenti norme approvate con il D.M. 14 settembre 2005, oppure alla normativa prevista da una serie di decreti ministeriali indicati nello stesso comma 2.

Come già detto, l’entrata in vigoredella normativa era stata prorogata al 30 giugno 2010 dall’art. 29, comma 1-septies del decreto-legge 207/2008, ma dopo il sisma in Abruzzo, con l’art. 1-bis del decreto-legge 39/2009, la sua entrata in vigore è stata anticipata al 30 giugno 2009.

Con la circolare del 5 agosto 2009 [17] viene ribadito che il 30 giugno 2009, in virtù della disposizione recata dall’art. 1-bis del decreto-legge 39/2009, è terminato il regime transitorio stabilito dall’art. 20 del decreto-legge 248/2007 e che pertanto, dal 1° luglio 2009 è obbligatoria l’applicazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14 gennaio 2008. La circolare, inoltre, fornisce chiarimenti in ordine al regime intertemporale degli interventi per i quali, avuto riguardo al livello di definizione progettuale e/o allo stadio procedimentale raggiunto, anche dopo il termine del 30 giugno 2009, è consentita l’applicazione della normativa tecnica precedentemente in vigore al citato D.M. 14 gennaio 2008, nonché chiarimenti circa l’utilizzabilità dei materiali e degli elementi per uso strutturale prodotti prima del termine del 30 giugno 2009. Sostanzialmente per i lavori pubblici, si consente l’applicazione della normativa tecnica utilizzata per la redazione dei progetti (e fino all’ultimazione dei lavori e all’eventuale collaudo), e quindi anche quella previgente al D.M. 14 gennaio 2008, sia alle opere già affidate o iniziate alla data del 30 giugno 2009 sia a quelle per le quali siano stati avviati, prima di tale data, i progetti definitivi o esecutivi. Per le costruzioni private si prevede l’applicazione obbligatoria della nuova normativa tecnica per le costruzioni alle costruzioni iniziate dopo il 30 giugno 2009. Ciò sulla base di una riconosciuta esigenza di rendere immediatamente operative le nuove norme, più penetranti rispetto alla sicurezza strutturale, in un ambito, quale quello del comparto costruttivo privatistico, che ha evidenziato maggiori criticità riguardo a controlli e verifiche sia sulla progettazione che in corso di esecuzione.

Analogamente a quanto previsto per le norme tecniche del 2005, anche per l’aggiornamento delle norme tecniche si prevede l’istituzione, durante il periodo transitorio, di un’apposita Commissione consultiva con il compito di monitorarne l’attuazione (art. 20, comma 6, del decreto-legge 248/2007).

Le nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14 gennaio 2008 sono, invece, immediatamente applicabili, a partire dalla loro entrata in vigore il 5 marzo 2008, nel caso le verifiche tecniche e le nuove progettazioni degli interventi riguardino gli edifici di interesse strategico e le opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici può assumere un rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile (art. 20, comma 4, del decreto-legge 248/2007).

Si ricorda che le tipologie degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile e quelle degli edifici e delle opere che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso, nonché le indicazioni per le verifiche tecniche da realizzare su edifici ed opere rientranti nelle predette tipologie, sono state individuate con il decreto 21 ottobre 2003 recante Disposizioni attuative dell’art. 2, commi 2, 3 e 4, dell’ O.P.C.M. n. 3274 del 20 marzo 2003, recante “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica” [18].

Inoltre, sempre l’art. 20, comma 5, del decreto-legge 248/2007 dispone che debbano essere effettuate, dai rispettivi proprietari, entro il 31 dicembre 2010, tutte le verifiche tecniche previste dall’art. 2, comma 3, dell’ordinanza 3274/2003, con riguardo, in via prioritaria, agli edifici e alle opere ubicati nelle zone sismiche 1 e 2.

Con la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 2007sono state emanate anche le Linee guida per l’applicazione delle norme tecniche in relazione alle peculiari esigenze della salvaguardia del patrimonio culturale.

Con la citata direttiva sono stati quindi adottati una serie di indirizzi operativi per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni. La direttiva è entrata in vigore decorsi 90 giorni dalla sua pubblicazione nella G.U. [19], il 29 aprile 2008.

Da ultimo è stata pubblicata nel S. O. n. 54 della G.U. del 26 febbraio 2011, n. 47 la nuova direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 febbraio 2011sulla valutazione riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni di cui al DM 14 gennaio 2008, resasi necessaria ai fini di una puntuale verifica dei contenuti delle Linee guida del 12 ottobre 2007 ed una loro parziale revisione ed integrazione. Le Regioni, d’intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali e il Dipartimento della protezione civile, disciplinano le modalità applicative e le attività di monitoraggio sullo stato di conservazione del patrimonio culturale, in coerenza con le finalità della direttiva che entra in vigore decorsi novanta giorni dalla sua pubblicazione nella G. U.

Le norme per le costruzioni nelle zone sismiche nel TU dell’edilizia

La Parte II del “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, approvato con D.P.R. 380/2001, relativa alla normativa tecnica per l’edilizia, reca, al Capo IV (artt. 83-106),alcune norme specifiche per le costruzioni in zone sismiche.

In particolare la Sezione I detta i principi generali cui devono adeguarsi le norme per le costruzione in zone sismiche.

L’art. 83 prevede, infatti, che tutte le costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità, da realizzarsi in zone dichiarate sismiche vengano disciplinate, oltre che dalle disposizioni di cui all’art. 52 (che prevede, sostanzialmente, che tutte le costruzioni sia pubbliche sia private debbano essere realizzate in osservanza delle norme tecniche delle costruzioni), da specifiche norme tecniche emanate, anche per i loro aggiornamenti, con decreti del Ministro per le infrastrutture ed i trasporti, di concerto con il Ministro per l’interno, sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici, il Consiglio nazionale delle ricerche e la Conferenza unificata. Negli articoli successivi vengono definiti i criteri generali per la loro adozione.

I successivi artt. 84-92 recano, quindi, i criteri generali cui devono attenersi tali norme tecniche in funzione dei diversi gradi di sismicità.

Tali norme tecniche sono state adottate con il T.U. approvato con il citato D.M. 14 settembre 2005, sostituito recentemente dal D.M. 14 gennaio 2008 e con la relativa circolare applicativa del 2 febbraio 2009, n. 617 (vedi infra).

Nella Sezione II sono, invece, contenute le norme relative alla vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche.

L’art. 93 del T.U. prevede che tutte le costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni effettuate in zone sismiche siano soggette a un preavviso scritto allo sportello unico comunale, che provvede a trasmetterne copia al competente ufficio tecnico della regione.

A tale domanda deve essere allegato il progetto, in doppio esemplare e debitamente firmato da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze, nonché dal direttore dei lavori.

Il contenuto minimo del progetto è determinato dal competente ufficio tecnico della regione. In ogni caso il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione tecnica, dal fascicolo dei calcoli delle strutture portanti, sia in fondazione sia in elevazione, e dai disegni dei particolari esecutivi delle strutture.

Al progetto deve inoltre essere allegata una relazione sulla fondazione, nella quale devono essere illustrati i criteri seguiti nella scelta del tipo di fondazione, le ipotesi assunte, i calcoli svolti nei riguardi del complesso terreno-opera di fondazione.

In ogni comune deve essere tenuto un registro di tali denunzie che deve essere esibito, costantemente aggiornato, a semplice richiesta, ai funzionari, ufficiali ed agenti indicati nell’art. 103. Oltre al titolo abilitativo all’intervento edilizio, nellelocalità sismiche occorre l’autorizzazione regionale esplicita per l’inizio lavori.

L’art. 94 prevede, infatti, che non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione che viene rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta. Essa viene comunicata al comune, subito dopo il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza.

E’ ammesso ricorso al presidente della giunta regionale contro il provvedimento relativo alla domanda di autorizzazione, o nei confronti del suo mancato rilascio entro i 60 giorni previsti.

I lavori devono, infine, essere diretti da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze.

La Sezione IIIreca le sanzioni penali e amministrative nei confronti di coloro che violino la disciplina antisismica (artt. 95-103).

L’art. 96 prevede, infatti, che gli ufficiali e gli agenti preposti ai controlli di cui al successivo art. 103, qualora accertino delle violazioni, essi sono tenuti a redigere un processo verbale trasmettendolo immediatamente al competente ufficio tecnico della regione.

A sua volta, il dirigente dell’ufficio tecnico regionale trasmette il processo verbale all’autorità giudiziaria competente con le sue deduzioni e, nel frattempo, ordina, con decreto motivato, la sospensione dei lavori (art. 97).

I successivi articoli (98- 102) disciplinano, quindi, le norme relative al procedimento penale.

L’art. 103 riguarda l’attività di vigilanza sul rispetto delle norme antisismiche.

Esso dispone che nelle zone sismiche gli ufficiali di polizia giudiziaria, gli ingegneri e geometri degli uffici tecnici delle amministrazioni statali e degli uffici tecnici regionali, provinciali e comunali, le guardie doganali e forestali, gli ufficiali e sottufficiali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e in generale tutti gli agenti giurati a servizio dello Stato, delle province e dei comuni sono tenuti ad accertare che chiunque inizi costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni sia in possesso della prescritta autorizzazione regionale.

Essi debbono altresì accertare se le costruzioni, le riparazioni e ricostruzioni procedano in conformità delle norme antisismiche ed eguale obbligo spetta agli ingegneri e geometri degli uffici tecnici succitati quando accedano per altri incarichi qualsiasi nei comuni danneggiati, compatibilmente coi detti incarichi.

La Sezione IV reca, infine, alcune disposizioni finali che riguardano le costruzioni in corso in zone sismiche di nuova classificazione (art. 104), quelle eseguite con il sussidio dello Stato (art. 105) e le opere eseguite dal genio militare (art. 106).

Le verifiche regionali per la riduzione del rischio sismico

Si ricorda che nelle Regioni a maggior rischio sismico i controlli sui progetti depositati al Servizio del Genio civile restano ancora a campione e, nella maggior parte dei casi, vengono effettuati solo sul 10% dei progetti depositati, con il caso limite della Campania che analizza solo il 3% delle richieste. Tali dati emergono da un’indagine recentemente condotta da «Edilizia e Territorio» [20], e della quale si riporta la tabella seguente.

Il monitoraggio nella zona 2 (medio rischio sismico)

Le procedure delle regioni più a rischio
Regione Controllo %
Abruzzo a campione 10
Campania a campione 3
Calabria a campione 5
Friuli V.G. a campione 5
Emilia Romagna integrale (dal 14/11/2009) 100
Marche a campione 10
Sicilia in corso d’opera 100
Toscana a campione (zona 3S) 10
Umbria a  campione 10

 

La stessa indagine ha evidenziato come, dopo tre anni dalla sentenza della Corte costituzionale n. 182 del 2006 che aveva bocciato la procedura semplificata – ossia i controlli a campione del 10% dei progetti su base mensile -nelle zone 2 a medio rischio sismico, prevista dalla legge regionale della Toscana 1/2005 (art. 105, comma 3), poche sono le regioni che si sono adeguate al disposto della sentenza (Emilia Romagna e Sicilia).

Nella citata sentenza la Corte ha affermato, infatti, che a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 94 del D.P.R. 380/2001, il quale prevede l’autorizzazione regionale esplicita, il legislatore statale si “è palesemente orientato ad esigere una vigilanza assidua sulle costruzioni riguardo al rischio sismico, attesa la rilevanza del bene protetto, che trascende anche l’ambito della disciplina del territorio, per attingere a valori di tutela dell’incolumità pubblica che fanno capo alla materia della protezione civile, in cui ugualmente compete allo Stato la determinazione dei principi fondamentali”.

Nella legge regionale della Toscana 1/2005 “Norme per il governo del territorio” (artt. 95-118)i controlli sulle opere e sulle costruzioni in zone sismiche sono effettuati in via preventiva (per l’avvio dei lavori occorre l’autorizzazione del Genio civile) nei 90 Comuni inseriti nella zona 2 (media sismicità), mentre sono a campione (sul 10% dei progetti depositati) nei 106 Comuni inseriti nella cosiddetta zona 3S, a bassa sismicità.

Infatti, al fine di superare i rilievi della citata sentenza della Corte Costituzionale, la regione ha approvato, con delibera della giunta regionale (Drg) 431/2006, lanuova classificazione sismica del territorio regionale creando la zona 3S, una nuova maxi zona “a bassa sismicità” nella quale sono stati “declassati” 106 dei 186 Comuni fino a quel momento considerati sismici e inseriti nella zona 2. In questo modo i progetti ricadenti nelle zone 3S devono essere depositati (per i controlli a campione), ma non è richiesta l’autorizzazione per avviare i lavori. Sono, invece, uguali a quelle previste per le zone 2 le norme relative alla progettazione.

Con successivo decreto del Presidente della Giunta Regionale 48/2006 è stato approvato il regolamento attuativo dell’art. 117, comma 2 lettera g), della legge regionale 1/2005 relativo alle verifiche nelle zone a bassa sismicità. In tali zone è estratto a sorte un certo numero di interventi che vengono sottoposti a verifica: il 10% dei progetti nelle zone 3S, del 4% nelle zone 3 e dell’1% nelle zone 4. Condelibera della giunta regionale 841/2007  è stato approvato l’elenco aggiornato dei comuni a maggior rischio sismico della Toscana, inserendo 14 comuni tra quelli a maggior rischio sismico.

Da ultimo, con la legge regionale 16 ottobre 2009, n. 58 sono state introdotte ulteriori norme in materia di prevenzione e riduzione del rischio sismico. Esse disciplinano una serie di attività dirette a garantire maggiore sicurezza delle persone e dei beni rispetto ai fattori di rischio sismico del territorio. Tra esse lo sviluppo dell’attività di studio, analisi e ricerca sul rischio sismico da parte della struttura regionale competente attraverso l’elaborazione, con cadenza triennale, di un documento conoscitivo sul rischio sismico.

La Sicilia, dopo il sisma in Abruzzo, ha avviato una campagna di verifiche direttamente sui cantieri. Il Genio civile di Palermo ha, infatti, deciso di incrementare i controlli fissando nuove regole per la certificazione in una direttiva indirizzata a imprese e direttori lavori ove si stabilisce il «sopralluogo necessario» al rilascio del certificato di conformità da parte dei tecnici del Genio civile. Le nuove disposizioni innovano totalmente la legge regionale della Sicilia 7/2003“Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7. Disposizioni in materia di acque sotterranee ed in materia urbanistica”, che, all’art. 32 sulla prevenzione del rischio sismico, dispone che, ferma restando la responsabilità del progettista, del direttore dei lavori, del geologo, dell’impresa e del collaudatore statico, circa l’osservanza delle norme sismiche adottate per la progettazione ed esecuzione dei lavori, questi possono essere comunque avviati, dopo l’attestazione di avvenuta presentazione del progetto e della relazione geologica rilasciata dall’Ufficio del Genio civile.

Con Drg 408/2003 è stata effettuata la classificazione sismica del territorio regionale (27 comuni in zona 1 e 329 in zona 2), in base al disposto dell’ordinanza n. 3274.

In Calabria, una delle regioni italiane a più elevata pericolosità sismica (261 comuni in zona 1, 148 in zona 2), il controllo del Genio civile si concretizza in seguito al sorteggio di un campione rappresentativo del 5% di tutte le pratiche presentate, ai sensi del regolamento regionale n. 1 del 1994. La successivalegge regionale della Calabria 7/1998 “Disciplina per le costruzioni ricadenti in zone sismiche. Snellimento delle procedure in attuazione dell’art. 20 della legge 10 dicembre 1981, n. 741”, prevede, all’art. 5, come sostituito dall’art. 30, comma 2, della legge regionale n. 9 del 2007, che il Dipartimento regionale dei lavori pubblici eserciti, attraverso le sue strutture territoriali, il controllo sulle realizzazioni in corso d’opera e sulle opere ultimate, per accertare il rispetto delle norme tecniche sulle costruzioni e per verificare che siano stati seguiti corretti criteri di progettazione e di esecuzione in riferimento alla normativa vigente. È soggetta ad autorizzazione preventiva la realizzazione di opere di rilevante interesse pubblico, in ragione della destinazione d’uso o della loro complessità strutturale, di opere d’importanza primaria ai fini dell’espletamento dei servizi di protezione civile, nonché di opere che per la loro destinazione, possano dare luogo a particolare rischio o pericolosità. Negli altri casi, per l’avvio dei lavori è prevista la dichiarazione di inizio di attività, fatto sempre salvo il controllo successivo eseguito con il metodo a campione.

Con Drg 47/2004 è stata effettuata la classificazione sismica del territorio regionale (261 comuni in zona 1 e 148 in zona 2), recependo la classificazione dell’ordinanza n. 3274.

La regione Calabria ha quindi proceduto ad un generale riordino delle funzioni in materia sismica,anche attraverso la riorganizzazione delle strutture tecniche competenti e la disciplina del procedimento per la vigilanza sulle costruzioni con l’approvazione della legge 19 ottobre 2009 n. 35,la cui entrata in vigore è stata però differita, da ultimo, al 1° gennaio 2011 dalla legge regionale n. 13/2010.

La legge della Campania 9/1983 “Norme per l’esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del territorio dal rischio sismico” prevede controlli con metodi a campione sulla normativa antisismica, ai sensi dell’art. 4 della citata legge, la regione Campania attua, a mezzo degli Uffici del Genio civile e Sezione autonoma competenti per territori, controlli con metodi a campioni sulle opere e sulle costruzioni in zone sismiche. Tale controllo viene effettuato sul 3% dei progetti depositati al Genio civile, sulla base di estrazione casuale con sorteggi mensili. Inoltre sono previste almeno due visite in corso d’opera sui campioni estratti durante l’avanzamento dei lavori. Per le sopraelevazioni il controllo è sempre del 3%, ma avviene solo sulla progettazione e non sulla realizzazione. Per le opere di interesse pubblico il controllo della progettazione e realizzazione riguarda la totalità delle opere.

Per quanto riguarda la classificazione sismica del territorio regionale essa è stata disposta con Drg 5447/2002.

Per le Marche e l’Umbria i controlli a campione sono effettuati sul 10%-20% dei progetti depositati negli uffici tecnici, sia nella zona 1 che 2 (alta e medio-alta sismicità).

Ai sensi della legge dell’Umbria 30/1998 “Norme per la ricostruzione delle aree colpite dalle crisi sismiche del 12 maggio 1997, 26 settembre 1997 e successive”, l’attività di vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche, ai sensi dell’art. 13, viene delegata alle Province. Le verifiche sono eseguite a campione per non meno del 20% degli interventi.

Con  Drg 852/2003è stata effettuata la classificazione sismica del territorio regionale in base alla classificazione dell’ordinanza n. 3274 (14 comuni in zona 1 e 51 in zona 2).

Nelle Marche la legge regionale 33/1984 “Norme per le costruzioni in zone sismiche nella Regione Marche”, che integra la predente legge n. 741 del 1981, prevede, all’art. 3-bis, che il servizio decentrato OO.PP. e difesa del suolo territorialmente competente effettui controlli sulla rispondenza dei progetti e delle costruzioni alla normativa vigente in materia, secondo il metodo a campione. I campioni vengono sorteggiati pubblicamente, il secondo lunedì di ogni mese, in ragione del 10% del numero delle denunce pervenute nel mese precedente. Nei 6 comuni in zona 1 (tutti nella provincia di Macerata) interessati dal terremoto del ’97, viene invece garantito il 30% di controlli.

La Drg 1046/2003  ha approvato gli indirizzi generali per la prima applicazione della più volte citata ordinanza n. 3274 classificando il territorio regionale nelle relative zone sismiche (al eccezione di alcuni comuni nella zona 1 e 3, quasi tutti i comuni della regione rientrano nella zona 2).

Con la legge regionale 28/2011 [21], la Regione Abruzzo ha definito le nuove“Norme per la riduzione del rischio sismico e per la vigilanza ed il controllo sulle opere e costruzioni realizzate in zone sismiche”, che entreranno in vigore dal 24/11/2011 (90 giorni dopo la pubblicazione sul BUR) e che abrogano le precedenti LL.RR. 93/1992 e 138/1996.

In merito alla pianificazione territoriale e urbanistica, il Titolo II (artt. 3-5), attribuisce alla Provincia il compito di elaborare il Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) che dovrà fornire indicazioni per attuare la riduzione del rischio sismico, individuando, in particolare, le aree a maggiore rischio sismico e definisce indirizzi generali sugli usi ammissibili delle stesse, ed ai Comuni il compito di integrare i propri strumenti di pianificazione urbanistica con gli studi di microzonazione sismica che individuano il grado di pericolosità locale di ciascuna parte del territorio, attraverso la realizzazione della “carta delle microaree a comportamento sismico omogeneo” del territorio urbanizzato e di quello suscettibile di urbanizzazione, secondo le modalità stabilite dallo stesso art. 5. Inoltre le disposizioni relative alla formazione degli studi di microzonazione sismica dovranno essere progressivamente attuate sull’intero territorio regionale secondo programmi annuali predisposti dalla Giunta regionale. Per garantire la realizzazione, l’omogeneità e l’adeguatezza degli studi di micro zonazione sismica sul territorio regionale, la Regione provvede all’erogazione di contributi ai Comuni ed alla validazione degli studi stessi secondo criteri, tempi e modalità definiti dalla Giunta regionale. Sarà a carico dei Comuni la spesa per la realizzazione degli eventuali successivi aggiornamenti della microzonazione sismica.

In particolare il Titolo III definisce i procedimenti relativi agli interventi da realizzare in zona sismica, che si applicano alle nuove costruzioni, agli interventi sul patrimonio edilizio esistente, agli ampliamenti e alle sopraelevazioni realizzati in zona sismica, comprese le varianti sostanziali ai progetti (art. 6). L’art. 7 prevede la necessità di ottenere l’autorizzazione sismica rilasciata dagli uffici Provincialicompetenti per territorio (entro il termine di 60 giorni dalla ricezione della richiesta) tramite competente Sportello Unico per l’edilizia competente per territorio con le procedure di cui all’art. 8, per le seguenti tipologie di progetti:

  • zone definite ad alta e media sismicità (zona 1 e zona 2) tutti gli interventi elencati all’art. 6;
  • zone a bassa sismicità (zona 3 e zona 4): interventi ricadenti in aree classificate instabili nella carta di microzonazione sismica o in zone a rischio idrogeologico; progetti presentati a seguito di accertamento di violazione delle norme antisismiche; interventi relativi ad edifici di cui alla Delib. G.R. 1009/2008 (edifici ed infrastrutture strategiche); sopraelevazioni di cui all’art. 90 del D.P.R. 380/2001.

L’inizio dei lavori, che va comunicato contestualmente allo Sportello Unico per l’edilizia, all’Ufficio provinciale competente per territorio e al collaudatore, dove previsto, per gli adempimenti di competenza, deve avvenire entro un anno dal rilascio dell’autorizzazione, pena la sua decadenza. Per tutte le altre tipologie di progetti da realizzare nelle Zone a bassa sismicità 3 e 4 , l’inizio dei lavori, che anche in questo caso deve avvenire entro un anno, è invece subordinato al preavviso scritto da inviare allo Sportello unico per l’edilizia ed al contestuale deposito del progetto esecutivo riguardante le strutture. Il progetto, ovviamente redatto da professionista abilitato, deve inoltre essere accompagnato da una dichiarazione del progettista che attesti il rispetto delle eventuali prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed inoltre che lo stato dei luoghi è quello rappresentato nei grafici allegati e che le opere non hanno avuto ancora inizio. Si segnala infine che i procedimenti in corso al 24/11/2011, cioé quelli per i quali alla suddetta data sia stato depositato il progetto esecutivo riguardante le strutture e sia stata rilasciata l’autorizzazione sismica o l’attestazione di avvenuto deposito del progetto medesimo, sono completati e producono i loro effetti secondo le disposizioni delle leggi regionali previgenti.

L’attività di vigilanza e controllo è disciplinata dal Titolo IV, in particolare dall’art. 14 che prevede che venga effettuata, in tutte le zone sismiche, secondo le modalità previste dall’art. 103 del D.P.R. 380/2001 (TU dell’edilizia).

L’art. 103 del TU dell’edilizia prevede che gli ufficiali di polizia giudiziaria, gli ingegneri e geometri degli uffici tecnici delle amministrazioni statali e degli uffici tecnici regionali, provinciali e comunali, le guardie doganali e forestali, gli ufficiali e sottufficiali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e in generale tutti gli agenti giurati a servizio dello Stato, delle province e dei comuni sono tenuti ad accertare che chiunque inizi costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni sia in possesso dell’autorizzazione rilasciata dal competente ufficio tecnico della regione a norma degli articoli 61 e 94. Eguale obbligo spetta agli ingegneri e geometri degli uffici tecnici succitati quando accedano per altri incarichi qualsiasi nei comuni danneggiati, compatibilmente coi detti incarichi.

Nelle zone, invece, 3 e 4 a bassa sismicità, l’attività di vigilanza e controllo spetta alla Provincia con metodo a campione nella misura minima del 10% delle pratiche la cui attestazione è avvenuta nel mese precedente. Spetterà, invece, allaregione definire, entro il 24/11/2011, con deliberazione della Giunta regionale, i criteri di indirizzo aventi ad oggetto le modalità di effettuazione e di svolgimento dei compiti di vigilanza e dei controlli sulla realizzazione delle opere e delle costruzioni in zone soggette a rischio sismico previsti ai sensi del presente capo. Fino all’emanazione dei criteri di indirizzo è necessario il preventivo rilascio dell’autorizzazione per tutte le varianti che il richiedente intende apportare, nel corso dei lavori, al progetto originario presentato all’Ufficio provinciale competente per territorio. Le Province che esercitano attività di vigilanza e controllo in zona sismica hanno, inoltre, l’obbligo di trasmettere alla Regione i dati informatizzati relativi alle pratiche edilizie depositate, ed una relazione illustrativa sintetica sull’attività svolta, secondo le modalità e le indicazioni stabilite con apposito atto di Giunta regionale.

Secondo la legislazione previgente (L.R. 93/1992 e 138/1996) i controlli spettavano al Servizio del Genio civile che esercita un’attività di controllo sistematica per verificare il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni in zona sismica: tale controllo è effettuato ogni mese su un campione estratto a sorte pari al 10% del numero delle pratiche accettate in deposito nel mese precedente. Il Sindaco del Comune nel cui territorio si eseguivano le opere era, invece, tenuto ad accertare, a mezzo degli agenti e dei tecnici comunali, che chiunque iniziava l’esecuzione dei lavori fosse in possesso dell’attestato del Servizio del Genio civile dell’avvenuto deposito degli atti prescritti ai sensi della presente legge.

Si ricorda, da ultimo, che secondo la nuova mappa di pericolosità sismica (MPS04) adottata con ordinanza 3519/2006, la zona colpita dal sisma del 6 aprile 2009, compreso il comune dell’Aquila, ricade nella zona 1 ad alta pericolosità sismica. Tuttavia la zona è ancora considerata di livello 2, in base alla classificazione adottata dalla regione nel 2005 con Drg 438/2005 con cui era stata recepita, senza apportare modifiche, la classificazione dell’ordinanza n. 3274. Per tutta la provincia dell’Aquila venne, infatti, confermata la classificazione precedente, con l’eccezione di 6 comuni (Barete, Cagnano Amiterno, Capitignano, Montereale, Pizzoli, Tornimparte) cui venne assegnata la zona 1. Tale dato è stato tratto da un documento dell’INGV del 16 aprile 2009 Pericolosità sismica, normativa e zone sismiche nell’Aquilano.

Con DPCM del 5 maggio 2011 [22] sono stati rimodulati i contributi per la regione Abruzzo, pari complessivamente a circa 1 milione di euro, previsti per le verifiche sismiche finanziate con il Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio, istituito ai sensi dell’art. 32-bis del decreto-legge 269/2003 per la riduzione del rischio sismico.

In Friuli Venezia Giulia la legge 16/2009 recante “Norme per la costruzione in zona sismica e per la tutela fisica del territorio” ha abrogato la precedente normativa, tra cui la legge 27/1988.

Con la nuova normativa spetta al Comune la verifica tecnica sull’osservanza delle norme tecniche per la costruzione in zona sismica, rilasciando l’autorizzazione scritta all’inizio dei lavori sia per gli edifici di interesse strategico e le opere la cui funzionalità durante gli eventi sismici assuma rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, che per gli edifici e le opere dei privati compresi nelle aree ad alta sismicità. L’art. 7 prevede una procedura semplificata per edifici e a opere situati in aree a bassa sismicità. In tal caso i progetti sono soggetti a verifica a campione sull’osservanza delle norme tecniche per la costruzione in zona sismica a cura di un organismo tecnico istituito presso la regione con il metodo del sorteggio (di un numero non inferiore al 5%).
Successivamente è stato approvato, con il decreto del Presidente della regione 176/2011, il Regolamento di attuazione dell’art. 3, comma 3, lett. a) e c) della LR 16/2009 recante “Definizione delle tipologie di opere e di edifici di interesse strategico e di quelli che possono assumere rilevanza per le conseguenze di un eventuale collasso, nonché degli interventi di nuova costruzione, degli interventi su costruzioni esistenti e degli interventi di variante in corso d’opera che assolvono una funzione di limitata importanza statica ai sensi dell’art. 3, comma 3, lett. a) e c) della LR 16/2009” [[GU n. 37 del 17-9-2011]].

Recentemente la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 254 del 15 luglio 2010, ha dichiarato, tra l’altro, la illegittimità costituzionale dell’art. 9 della citata legge n. 16 per contrasto con la norma statale di principio – alla cui osservanza la Regione era tenuta ai sensi dell’art. 5, primo comma, numero 22, dello statuto speciale – che affida al Ministro per le infrastrutture ed i trasporti, previo parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la possibilità di concedere deroghe all’osservanza delle norme tecniche per le costruzioni nelle zone sismiche (art. 88 del d.P.R. n. 380 del 2001).

La legge dell’Emilia Romagna 19/2008 “Norme per la riduzione del rischio sismico”, ha innovato in modo decisivo la legislazione che regola la costruzione di nuovi edifici nelle aree sismiche.

Le funzioni in materia sismica sono confermate in capo ai comuni, che le esercitano avvalendosi stabilmente delle strutture tecniche regionali. E’ prevista anche la possibilità per i comuni di esercitare autonomamente tali funzioni; in tal caso, questi ultimi devono comunicare alla regione le misure organizzative e funzionali che decidono di assumere, tra cui la costituzione di una apposita struttura tecnica.

La regione svolge le funzioni di indirizzo e coordinamento dell’esercizio dei compiti in materia sismica.

Gli articoli del Titolo IV sulla vigilanza su opere e costruzioni per la riduzione del rischio sismico (artt. 9 e segg.), che entreranno in vigore il 14 novembre 2009, prevedono che tutti i lavori di nuova costruzione, di recupero del patrimonio edilizio esistente e di sopraelevazione, relativi a edifici privati, ad opere pubbliche o di pubblica utilità e altre costruzioni, non potranno essere iniziati senza il preventivo nulla osta che dovrà essere rilasciato dalla struttura tecnicacompetente entro 60 giorni.

Inoltre, a seguito della nuova classificazione del territorio emiliano approvata nel 2003, la Regione ha deciso di estendere i controlli su tutte queste aree al 100% dei progetti presentati – e non più a campione con una media del 10% – nelle strutture tecniche competenti.

Si ricorda, al riguardo, che con Drg del 1435/2003 è stata effettuata la classificazione sismica del territorio regionale, portando da 89 a 105 le zone 2 e confermando l’assenza di zone 1.

La legge della Lombardia 1/2001 (art. 3, commi 108-113) riserva alla regione la competenza a emanare direttive e ad individuare ed aggiornare le zone sismiche, mentre spetta alle province il controllo sulle costruzioni nelle zone sismiche.

Con successiva Drg 7/14964/2003è stata attuata la classificazione sismica del territorio regionale ai sensi dell’ordinanza n. 3274, individuando 41 nella zona 2 (media sismicità), 238 nella zona 3 (bassa sismicità) e ben 1.267 nella zona 4 (non ci sono comuni nella zona 1 a più alta pericolosità).

Con  ilD.d.u.o. – decreto dirigente unità organizzativa – del 21 novembre 2003, n. 19904 è stato approvato l’elenco delle tipologie degli edifici e opere strategiche, nonché il programma temporale delle verifiche da effettuarsi in cinque anni in due fasi distinte: una prima analisi di vulnerabilità degli edifici ed opere strategiche[23] e degli edifici ed opere sensibili [24] e successive verifiche tecniche sulle due tipologie.

La successiva  legge sul governo del territorio, legge 12/2005  reca, al Titolo II (artt. 55-58) le norme in materia di prevenzione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici. Essa conferma la ripartizione di competenze che era stata prevista dalla precedente legge 1/2001.

La Drg 8/1566/2005 [25] “Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell’art. 57, comma 1, della L.R. 11 marzo 2005, n. 12” rappresenta la norma di riferimento per la microzonizzazione a livello comunale. In attesa dell’entrata in vigore delle nuove norme tecniche per le costruzioni nazionali, solo nei 41 Comuni nella zona 2 è imposta la progettazione antisismica, fatta eccezione per gli edifici strategici e le opere rilevanti (es. viadotti e aeroporti).

Il Molise ha emanato la legge 20 maggio 2004, n. 13 con cui ha provveduto ad aggiornare gli elenchi delle zone classificate sismiche in base ai criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche emanati dallo Stato sulla base dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003e della Dgrn. 1269 del 17 ottobre 2003. Ulteriori modifiche sono state disposte con la legge del 18 ottobre 2004, n. 21. Col la legge 9 marzo 2007, n. 5 è stata poi istituita un’apposita Commissione consiliare di studio, a carattere temporaneo, sul dissesto idrogeologico e di verifica dello stato attuale e futuro degli interventi post-terremoto e post-alluvione, la cui durata è stata prorogata con la legge 10 novembre 2009, n. 29.

Le recenti leggi regionali per la riduzione del rischio sismico

 

Umbria Legge n. 5/2010 Necessaria l’autorizzazione sismica per i lavori di nuova costruzione, ampliamento, ristrutturazione e sopraelevazione di edifici esistenti in zone sismiche 1 e 2
Marche Dgr n. 303/2010 Dettate le linee di indirizzo per la stesura della relazione tecnica sulle verifiche di vulnerabilità degli edifici esistenti. Il documento è rivolto ai tecnici e ai funzioni della p.a.
Emilia Romagna Dgr n. 121/2010 Approvato un atto d’indirizzo per individuare gli interventi privi di rilevanza per l’incolumità pubblica, che possono evitare le procedure di autorizzazione e deposito regionali.
Puglia Dgr n. 1309/2010 Definita una casistica di opere classificate come minori che sono sottoposte a procedimenti amministrativi e a controlli più leggeri in materia sismica.
Calabria Legge n. 1/2010

 

Legge n. 13/2010

Primo adeguamento della legge regionale antisismica n. 35/2009.

Differimento al 1° gennaio 2011 dell’entrata in vigore della legge n. 35/2009.

Campania Legge n. 19/2009(art. 10) Modificate alcune norme della legge n. 9/1983 sull’autorizzazione sismica e deposito sismico e sui controlli antisismici.
Molise Legge n. 25/2011 Riordino della legislazione regionale in materia di autorizzazione sismica e di prevenzione del rischio sismico attraverso nuove procedure di autorizzazione, controllo e monitoraggio delle costruzioni.

Le regioni stanno recentemente emanando aggiornamenti delle norme regionali per realizzare costruzioni antisismiche, nonché criteri e strumenti di controllo sulla loro capacità di resistenza sismica.

L’Umbria ha  emanato la legge 5/2010 che disciplina le modalità di vigilanza e controllo sulle opere e costruzioni in zone sismiche.
Essa dispone che tutti i lavori di nuova costruzione e quelli di ampliamento, ristrutturazione, sopraelevazione di quelli esistenti, da realizzare nelle aree di alta e media sismicità (zone 1 e 2), non possono essere avviati senza il previo rilascio dell’autorizzazione sismica che va richiesta allo sportello unico per l’attività edilizia del comune. Nelle zone a bassa sismicità, invece, occorre preventivamente depositare il progetto esecutivo. Il rilascio dell’autorizzazione e il controllo dei progetti sono affidati alle province (art. 15).

La regione Marche ha emanato la Drg del 9 febbraio 2010,n. 303 con la quale ha dettato le linee di indirizzo per la stesura della relazione tecnica relativa alle verifiche di vulnerabilità degli edifici esistenti. Gli ingegneri, i geometri e gli altri tecnici che devono effettuarle possono avvalersi degli indirizzi raccolti in un manuale. Il documento aiuta anche i funzionari che devono svolgere le pratiche amministrative sulla valutazioni tecniche. Al fine di velocizzare le attività di controllo e garantire la completezza dei dati raccolti e la corretta applicazione dei criteri di verifica è stata prodotta una check-list di riferimento.

Il 1° giugno 2010 sono entrate in vigore tutte le norme della legge regionaledell’Emilia Romagna n. 19/2008 sulla riduzione del rischio sismico. Con la Drgdel 1° febbraio 2010, n. 121, si è definita una prima griglia relativa alle novità tecnico-procedurali più significative introdotte con il Titolo IV, della legge regionale n. 19/2008, la cui completa attuazione è prevista a partire dal 1° giugno 2010. La giunta regionale ha approvato un atto di indirizzo per individuare gli interventi privi di rilevanza per l’incolumità pubblica e delle varianti riguardanti anche parti strutturali che non rivestono carattere sostanziale ai fini del rischio sismico. Se il progettista attesta che un’opera è priva di rilevanza per l’incolumità pubblica ai fini sismici, automaticamente la sua realizzazione non è assoggettata alle procedure di autorizzazione e di deposito definite dalla legge regionale. Inoltre, per evitare un’applicazione a macchia di leopardo sul territorio è stata elaborata anche una modulistica che deve essere usata da tutti.

La Puglia, con la Drg del 3 giugno 2010, n. 1309, ha provveduto ad individuare – in un allegato documento tecnico – alcune opere cosiddette minori, che per caratteristiche tecniche, dimensioni, funzione, non comportano pericolo per la pubblica incolumità o interessano la stessa in maniera non rilevante. Il medesimo documento tecnico reca specifiche disposizioni semplificative, con la finalità di omogeneizzare le procedure sull’intero territorio regionale.

La Calabria, con la legge 1/2010, ha proceduto a un primo adeguamento della legge regionale antisismica n. 35/2009. Al servizio tecnico regionale è affidata la verifica preliminare della conformità dei progetti alle prescrizioni antisismiche propedeutica al rilascio dell’autorizzazione sismica. Le verifiche devono anche accertare l’idoneità del sito sotto l’aspetto geologico, il rispetto delle norme tecniche relative ai criteri di calcolo delle strutture, la validità degli elementi strutturali e costruttivi. La trasmissione dei progetti avviene per via informatica, così come la compilazione degli altri documenti. Con la legge 13/2010, è statadifferita al 1° gennaio 2011 l’entrata in vigore della legge n. 35/2009. Conseguentemente, poiché la legge n. 35/2009 detta le procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica, il differimento della sua entrata in vigore ha come conseguenza l’inapplicazione, nel frattempo, della nuova normativa regionale.

La Campania, con l’art. 10 dellalegge regionale n. 19/2009 sul rilancio del settore edilizio (cd. Piano casa 2), ha introdotto anche alcune modifiche alla legge n. 9 del 1983 “Norme per l’esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del territorio dal rischio sismico”. Le principali novità riguardano le modalità di presentazione del progetto esecutivo delle opere al genio civile, nonché l’istituzione di un contributo per l’istruttoria e la conservazione dei progetti di lavori da denunciare che andrà ad alimentare un apposito fondo finalizzato a garantire lo svolgimento delle verifiche antisismiche.

Viene, inoltre previsto che i settori provinciali del Genio Civile curino iprocedimenti autorizzativi e svolgano le attività di vigilanza e viene ribadito che sono sempre sottoposti ad autorizzazione sismica, anche se ricadenti in zone a bassa sismicità, una serie di edifici di interesse strategico ed alcune opere infrastrutturali di interesse statale e regionale. In tutte le zone sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità, l’inizio dei lavori è subordinato al rilascio dell’autorizzazione sismica. Nelle zone classificate a bassa sismicità, fatta eccezione per i casi degli edifici specificati, i lavori possono iniziare dopo che il competente Settore provinciale del Genio Civile, all’esito del procedimento di verifica, ha attestato l’avvenuto e corretto deposito sismico.

Sono effettuati controlli sulla progettazione con metodi a campione, finalizzati a verificare la correttezza delle impostazioni progettuali in relazione alle norme tecniche vigenti. Con successivo regolamento saranno disciplinati l’attività istruttoria, i termini di conclusione e le modalità di campionamento dei controlli. Infine spetterà ai comuni controllare che chiunque inizi lavori sia in possesso della autorizzazione sismica, ovvero del deposito sismico ed effettuare i controlli sia nei confronti degli obblighi previsti per il direttore dei lavori che i quelli sulla realizzazione dei lavori stessi. Spettano, invece, al settore provinciale del Genio Civile competente per territorio i controlli sulla realizzazione dei lavori sugli edifici di interesse strategico e le opere infrastrutturali, di interesse statale e regionale, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile o che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso. Con regolamento verranno definiti i procedimenti di controllo e le relative modalità a campione.

Il Molise ha emanato la legge regionale n. 25/2011 diretta a perseguire la tutela della pubblica incolumita’ attraverso il riordino della legislazione regionale in materia di autorizzazione sismica e di prevenzione del rischio sismico nell’edilizia. Essa introduce nuove procedure di autorizzazione, controllo e monitoraggio delle costruzioni sotto il profilo del rischio sismico. Essa disciplina, infine, la prevenzione del rischio sismico anche mediante la pianificazione urbanistica, nonché mediante adeguate forme di vigilanza sugli immobili.


  • [1] A cura dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – INGV che aveva elaborato una proposta di riclassificazione nel 1998
  • [2] Pubblicata nella G.U. n. 47 del 26 febbraio 2009 – S. O. n. 27
  • [3] Pubblicata nella G.U. S.O. n. 262 della G.U. del 1-12-2010
  • [4] Pubblicato nella GU n. 109 del 12-5-2011
  • [5] Pubblicato nella GU n. 42 del 21-2-2011
  • [6] Pubblicato nella GU n. 164 del 16-7-2011
  • [7] Pubblicato nella GU n. 113 del 17-5-2011, S. O. n.123
  • [8] Ai sensi dell’art. 93, comma 1, lettera g), del D.Lgs. 112/1998, spettano allo Stato le funzioni in materia di criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche e di norme tecniche per le costruzioni nelle zone medesime
  • [9] Si veda il sito dell’INGV.
  • [10] A cura dell’INGV.
  • [11] Si veda il sito della protezione civile.
  • [12] si veda il sito dell’INGV.
  • [13] Il D.M. 14 settembre 2005 è stato pubblicato sulla G.U. n. 222 del 23 settembre 2005, S.O. n. 159
  • [14] L’allegato 2 riguarda le norme tecniche per il progetto, la valutazione e l’adeguamento sismico degli edifici, mentre l’allegato 3 reca le norme tecniche per il progetto sismico dei ponti
  • [15] pubblicata nella G.U. n. 47 del 26 febbraio 2009, S. O. n.27
  • [16] Ai sensi dell’art. 21 della legge n. 1086 del 1971
  • [17] Pubblicata sulla G.U. n. 187 del 13 agosto 2009
  • [18] G.U. n. 252 del 29 ottobre 2003
  • [19] G.U. n. 24 del 29 gennaio 2008 (S. O. n. 25)
  • [20] Il Sole 24 Ore, Edilizia e Territorio n. 16 del 27 aprile – 2 maggio 2009
  • [21] pubblicata sul BUR n. 51 del 26/08/2011
  • [22] Pubblicato nella GU n. 109 del 12-5-2011
  • [23] Sono gli edifici strategici e le opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale ai fini di protezione civile
  • [24] Sono gli edifici e le opere infrastrutturali che possano assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso
  • [25] Pubblicata nel B.U. Lombardia 19 gennaio 2006, III S.S., al B.U. 16 gennaio 2006, n. 3
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